Crema, 15 marzo 2026
(Dario Dolci) E’ una sconfitta che allontana la possibilità di uscire dalla zona playout, quella rimediata ieri sera dalla Pergolettese in casa propria contro l’Arzignano. Perdere non porta mai cose buone, ma farlo con una concorrente diretta è oltremodo negativo. Ora, quando mancano sei partite, i quattro punti che separano i gialloblù dalla salvezza sono ancora recuperabili, ma dopo il match di ieri l’operazione è diventata più complicata, al netto del fatto che sarà possibile raggiungere l’obiettivo anche rimanendo in zona playout e sfruttando la forbice. Lasciando per il momento da parte i calcoli, il Pergo visto all’opera contro i vicentini non ha convinto. Se l’impegno non è mancato, la conduzione del match ha lasciato qualche perplessità. L’approccio iniziale è stato tutto sommato positivo e i gialloblù hanno creato un paio di occasioni, rischiando solo su un’uscita imperfetta di Cordaro. I problemi sono sorti quando gli ospiti sono passati in vantaggio, sfruttando un’errata lettura dei cremaschi. A quel punto, c’è stato da recuperare ed è qui che Arini e compagni sono mancati all’appello. Con i rivali arroccati a difesa del minimo scarto e con gli spazi ristretti, il gioco della squadra allenata da Tacchinardi è stato monocorde e monotematico. In mezzo all’area veneta sono stati catapultati tanti palloni, la maggior parte dei quali però dalla trequarti, per l’incapacità di guadagnare il fondo e, con una contraerea come quella dell’Arzignano, non c’è stato modo di impensierire il portiere Manfrin. Il tecnico cannibale ha provato a inserire elementi freschi, senza però cambiare assetto né modo di attaccare. Una maggior fantasia avrebbe forse potuto giovare alla causa. Ad esempio portando Pala a destra, sulla corsia che si abbina col suo piede, e permettergli di andare sul fondo anziché rientrare sempre con palle che poi finiscono per scorrere orizzontalmente sul fronte opposto. E inserendo il mancino Meconi (uno che ha gamba) a sinistra, per cercare di affondare anche da quella parte. Lo stesso ingresso di Ferrandino, schierato in posizione di interno di destra, non ha poi sortito gli effetti sperati. Poca qualità hanno dato anche Dore e Aidoo, ma soprattutto la squadra non ha saputo variare la proposta offensiva, non arrivando mai, ad esempio, a concludere dal limite dell’area, se non in un’occasione con una ciabattata a lato di Milesi, non nella sua serata migliore. Se a ciò si aggiunge che, per caratteristiche, i due attaccanti gialloblù, Petrovic e Corti, si trovano a malpartito nelle aree affollate, si ha una possibile lettura del perché la Pergolettese non sia stata in grado di recuperare lo svantaggio.