Accolti 389 ucraini, serve un aiuto

Crema, 12 maggio 2022

Come noto la Caritas Crema si è subito attivata, attraverso il Centro di ascolto, per accogliere le persone in fuga dalla guerra in Ucraina – soprattutto nonne, mamme e bambini – arrivate nel territorio della diocesi e ospitate nelle strutture di prima accoglienza approntate presso l’oratorio dei Sabbioni, al Centro di Spiritualità e Cascina Emmaus della parrocchia di S. Giacomo, per complessivi 50 posti; provvedendo ad avviare l’iter per l’ottenimento del permesso di soggiorno e l’attivazione del Servizio sanitario nazionale, per poi sensibilizzare le comunità ecclesiali e civili all’accoglienza, coinvolgendo volontari per il sostegno, l’accompagnamento e l’integrazione.

“Dal 1 marzo al 10 maggio scorso – riferisce il direttore della Caritas diocesana, Claudio Dagheti – il Centro di ascolto ha incontrato 172 nuclei, pari a 389 persone, di cui 198 minori.”

Al momento sono stati reperiti 12 appartamenti di accoglienza diffusa – mirata a integrare gli ospiti all’interno delle comunità – a Castelnuovo, San Bernardino, San Giacomo, Offanengo, Casale Cremasco, Ombriano, Pianengo, Izano, Moscazzano, Capralba, Farinate, Bagnolo, Sergnano e Montodine, dove sono ospiti 44 persone; mentre altri sono in avvio a Crema Nuova, Vaiano, Madignano e alla SS. Trinità.

Attualmente tutte queste persone, in fuga con le poche cose che son riuscite a stipare in qualche borsa e valigia, e arrivate nel territorio della nostra diocesi bisognose di tutto – alimenti, generi di prima necessità, vestiario e farmaci – accolte nelle due strutture sono sostenute dalla Caritas e dalla generosità di tanti che in diverse comunità stanno dedicando in modo volontario il proprio tempo e donando con generosità materiale, prodotti ed elargizioni. È tuttavia evidente che sul lungo periodo questo impegno diventa gravoso anche dal punto di vista economico, per il pagamento delle utenze, l’acquisto di beni alimentari, le visite mediche, l’acquisto di farmaci, il sostegno psicologico, l’acquisto di alcuni elementi di arredo a complemento delle abitazioni messe a disposizione da alcune parrocchie e famiglie.

È stata quindi contestualmente avviata una raccolta fondi (conto corrente Iban IT52N0844156840000000022470, indicando la causale “Emergenza Ucraina”), che al momento ha raggiunto quota 94.429 euro, di cui 48.321 già spesi: 8.321 per la copertura di spese delle accoglienze primarie; 10.000 messi a preventivo per l’operatore appositamente assunto in Caritas; 20.000 per le accoglienze diffuse; e 10.000 a preventivo per la scuola (100 iscritti).                                

“In mezzo a tanta fatica e scoramento – osserva Dagheti – si possono intravedere i segni dello Spirito, che soffia anche in questo tempo complicato. Penso alle nostre parrocchie dove, accanto a quelle che da anni fanno accoglienza, se ne sono affiancate di ‘nuove’, con decine e decine di nuovi volontari; penso ai centri di ascolto che riescono a essere segno di speranza per le molte persone ferite dalla vita e scartate dalla nostra società, ma non dalla Chiesa; penso ai nuovi volontari, emozionati ed entusiasti dell’esperienza dell’accoglienza; penso ai tanti cremaschi che hanno donato per sostenere l’emergenza Ucraina e alle lacrime di felicità delle mamme ucraine quando arrivano nelle accoglienze diffuse dove, oltre a belle e dignitose abitazioni, trovano gruppi di volontari desiderosi di farli entrare nella famiglia comunitaria.”

“Penso – aggiunge a chiosa – all’opportunità di crescita nella Parola e nella Carità per tante comunità parrocchiali. Tanti segni, a volte piccoli, ma non per questo meno importanti, che ci dicono che questo tempo è un tempo di grazia, è il nostro tempo, quello che ci è stato donato, il tempo giusto per lasciar soffiare lo Spirito”.   


Nella foto, una famigliola in fuga


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