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Cremona, 02 ottobre 2026
(Andrea Biraghi) Un anno e sei mesi per stalking e 3000 euro di risarcimento a testa a marito, moglie e figlia. È la condanna inflitta a Giuliana, 83 anni, proprietaria di un palazzo nel centro di Cremona, accusata di aver perseguitato per mesi una famiglia originaria di Bari , suoi affittuari.
Tra gli episodi contestati ci sono ripetuti insulti riferiti alle origini meridionali degli inquilini, inviti a tornare al Sud e persino la storpiatura sprezzante del nome Bari.
Per oltre vent’anni i rapporti tra Giuliana e la famiglia, composta da Renato, dalla moglie Veneranda, detta Vera, e dalla figlia, erano rimasti cordiali. La rottura sarebbe arrivata nel 2022, quando le discussioni sul bucato, sul cortile e sulle abitudini quotidiane avrebbero lasciato spazio a citofonate, intrusioni, minacce e aggressioni.
In uno degli episodi ricostruiti durante il processo, l’83enne ha utilizzato una canna dell’acqua per bagnare prima il bucato e poi Renato dalla testa ai piedi. All’uomo ha rivolto anche paragoni offensivi, mentre Vera è stata insultata più volte. La famiglia ha raccontato di avere progressivamente modificato le proprie abitudini per evitare nuovi scontri, rinunciando anche a invitare amici e a trascorrere tempo sul balcone.
Vera era arrivata a scrivere all’allora sindaco di Bari Antonio Decaro per raccontare la vicenda e denunciare gli attacchi rivolti alla città d’origine della famiglia.
Nel procedimento l’accusa è stata sostenuta dal pm Vitina Pinto. I tre ex inquilini si sono costituiti parte civile con l’avvocato Paolo Carletti, mentre Giuliana è stata difesa dall’avvocato Luca Curatti.
Il tribunale ha riconosciuto gli atti persecutori e condannato l’83enne a un anno e sei mesi di prigione, sospendendo però la pena a condizione che, entro un anno, versi la provvisionale di 3000 euro a ciascuno dei tre ex inquilini.