Domani si torna a scuola, con novità
Crema, 13 settembre 2026
Domani iniziano le lezioni del nuovo anno scolastico, anche se in realtà qualcuno ha voluto (chissà perché?) anticipare i tempi. E da domani entra in vigore la riforma che riguarda, a Crema, principalmente gli istituti Galilei e Pacioli, voluta dal ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara. Una riforma fatta in fretta e furia, senza alcun confronto con le parti interessate, con la finalità di operare altri tagli al personale, dietro una pretesa di modernizzazione.
Il Decreto ministeriale del 19 febbraio 2026, che ha introdotto la riforma, è arrivato dopo le iscrizioni, pubblicato senza linee guida operative. Il che significa che negli open day gli istituti tecnici hanno presentato un’offerta formativa che ora non è più la stessa. La riforma è stata presentata come una novità che avvicina la scuola al mondo del lavoro. In realtà è qualcos'altro, al quale le scuole hanno dovuto adeguarsi frettolosamente, con inevitabile caos. Una riforma che riguarda centinaia di migliaia di studenti, migliaia di insegnanti e l'intera struttura dell'istruzione tecnica è stata calata dall'alto, senza chiede il parere a nessuno. Tutto è avvenuto nelle stanze ministeriali, fatto da gente che parla del toro ma non è mai stata nell’arena. E tutto è stato fatto transitare silenziosamente attraverso l'ingranaggio dei passaggi amministrativi, fino a istituzionalizzarsi in modo irreversibile.
Come tutte le ultime riforme sulla scuola, la finalità sono i tagli. Tra quelli più simbolicamente rivelatori c'è la riduzione delle ore di Italiano nel quinto anno: da 4 a 3 alla settimana, 33 ore annue in meno. Un taglio che colpisce proprio l'anno conclusivo, quello in cui gli studenti si preparano all’esame di maturità che dell'Italiano fa il suo asse portante, essendo la prima prova scritta. Ma si tagliano pure le lingue straniere che, in un mondo globalizzato, è il massimo dell’innovazione. Il rischio di indebolimento delle competenze linguistiche è inevitabile. Ma che dire dell’accorpamento delle scienze — fisica, chimica e scienze naturali - che nel biennio diventano un'unica disciplina, quella di Scienze sperimentali? E della geografia ridotta a un'ora, in alcuni casi?
L'obiettivo sarebbe quello di alleggerire le discipline generali per fare spazio a quelle professionalizzanti, seguendo una logica per cui la scuola tecnica deve produrre tecnici, non persone capaci di pensare, scrivere e ragionare.
All’alba del suo primo giorno, la riforma appare un’operazione di ingegneria oraria a costo zero, senza che sia stata prevista nessuna risorsa aggiuntiva, ma solo la riorganizzazione di quello che già esiste. Ciò che è indiscutibile, è che si tratta di una riforma che nessuno ha avuto il tempo di capire davvero.