Crema, 07 agosto 2026
Nel primo semestre del 2026, gli infortuni sul lavoro denunciati in provincia di Cremona sono stati 2301, contro i 2233 dello stesso periodo del 2025: 68 casi in più, pari a un aumento del 3%.
La crescita è dovuta soprattutto agli infortuni in itinere, avvenuti durante il tragitto tra casa e lavoro, che passano da 212 a 255, con un incremento del 20,3%.
Il dato “positivo” riguarda gli eventi mortali, diminuiti da otto a quattro. I decessi avvenuti durante l’attività lavorativa scendono da sei a due, mentre quelli in itinere restano due. La riduzione è significativa, ma quattro vite perse nei primi sei mesi dell’anno rappresentano ancora un dato grave e non consentono di abbassare la guardia.
Aumentano anche le denunce di malattia professionale, passate da 129 a 156, con una crescita del 20,9%. L’incremento riguarda sia gli uomini che le donne. Tra le patologie più segnalate figurano degenerazioni ed ernie discali, sindrome del tunnel carpale e disturbi della spalla, spesso legati alla movimentazione dei carichi, alle posture scorrette e alla ripetitività delle mansioni.
“La riduzione delle morti è un dato importante, ma quattro vittime sono ancora inaccettabili– dichiara Ivan Zaffanelli, segretario generale della Cisl Asse del Po –. L’aumento degli infortuni in itinere richiede, inoltre, un approfondimento specifico. Turni eccessivi, stanchezza, lunghe distanze, ricorso al mezzo privato e carenza di collegamenti pubblici possono aumentare il rischio. Anche la mobilità e l’organizzazione degli orari devono entrare nel confronto sulla prevenzione. Infine, la recente tragedia avvenuta nei campi, nella quale ha perso la vita un giovanissimo lavoratore agricolo, conferma i rischi legati al caldo estremo”.
“In questi mesi è nato un confronto con la Prefettura, – conclude Zaffanelli – con l’obiettivo di rendere più efficaci e concreti i protocolli sulla sicurezza. Ora dobbiamo procedere con determinazione. Servono protocolli mirati per i settori più esposti, maggiori controlli e ispezioni, pause adeguate e una formazione specifica sulle mansioni svolte”.
Ulteriori dati di approfondimento:
La crescita degli infortuni interessa soprattutto gli uomini, con 1496 casi contro i 1.444 del 2025, pari a +3,6%. Tra le donne si passa da 789 a 805, +2%. Gli uomini rappresentano complessivamente il 65% degli eventi.
Anche l’analisi per fasce anagrafiche presenta segnali da approfondire. Gli infortuni tra i lavoratori di età compresa tra i 30 e i 34 anni aumentano da 172 a 201, +16,9%. Crescono inoltre i casi tra i 20 e i 24 anni e tra i 40 e i 44 anni, entrambi dell’8,4%, e tra i 55 e i 59 anni, +7,7%. Diminuiscono invece gli eventi nelle fasce tra i 45 e i 49 anni e tra i 60 e i 64 anni.
Sul piano produttivo, l’incremento è particolarmente evidente nell’industria, che passa da 530 a 594 infortuni, +12,1%, e nel terziario, da 391 a 432, +10,5%. L’artigianato registra una lieve flessione, da 119 a 117 casi.
Tra i comparti con una maggiore consistenza numerica spiccano le industrie alimentari, dove gli eventi salgono da 87 a 117, +34,5%; la fabbricazione di prodotti in metallo, da 63 a 74, +17,5%; i lavori di costruzione specializzati, da 66 a 76, +15,2%; i servizi di assistenza sociale residenziale, da 95 a 103, +8,4%; e l’assistenza sanitaria, da 64 a 68, +6,3%. Crescono inoltre il trasporto terrestre, l’istruzione e le attività di raccolta e trattamento dei rifiuti.
I casi riguardanti persone nate all’estero passano da 591 a 618, +4,6%, e rappresentano il 26,9% del totale. Tra le comunità più numerose aumentano soprattutto i lavoratori nati in India e in Tunisia. Il dato rende necessario rafforzare la formazione comprensibile, la mediazione linguistica, l’attenzione ai neoassunti e la piena applicazione delle tutele negli appalti e nelle filiere.