Comunità socialista: "Area omogenea, troppi segni discontinui"

Cremasco, 16 febbraio 2021

Sulla attività e sulle decisioni dell’assemblea dei sindaci, si susseguono i momenti di frizione, tra chi valorizza l’organismo politico dell’Area Omogenea come luogo di eccellenza ove definire le strategie del territorio, e chi invece, ne contesta, sovente i processi deliberativi.

A distanza di un anno dal confronto pubblico tra i sindaci Stefania Bonaldi e Antonio Grassi, dalle loro reciproche disponibilità a superare le tensioni in atto, compresa quella legata al recesso di otto Comuni da SCRP/Consorzio.it, la situazione appare tutt’altro che cambiata.

Negli ultimi tempi, certamente positiva è stata l’approvazione unitaria del documento sul potenziamento della sanità territoriale e ospedaliera, ma di segno opposto sono risultate anche le diverse posizioni sulla vicenda del tempio crematorio, ipotizzato a Spino d’Adda, cosi come le valutazioni attorno al piano energetico ambientale, promosso dal sindaco di Cremona, senza alcun confronto con i Comuni della Provincia.

Il presidente dell’Area Omogenea, Aldo Casorati, in più occasioni ha lamentato i limiti programmatori dell’ambito, nonché l’assenza di un formale riconoscimento istituzionale dello stesso, da parte dei livelli decisionali provinciali, regionali e statali.

Stante la situazione riassunta, la Comunità socialista cremasca, ritiene non più rinviabile la definizione di un assetto amministrativo diverso, che oltre al soddisfacimento dei bisogni sovraccomunali, assolva efficacemente i problemi dei piccoli comuni, nella gestione associata delle funzioni previste dalla legge 78/2010, ripetutamente prorogata, ma tuttora incombente, nella sua obbligatorietà.

Senza attardarsi oltre, è tempo di pensare e predisporre un progetto con la individuazione degli strumenti più idonei a vincere gli egoismi e le difficoltà esistenti, strettamente correlato alla revisione in corso, a livello nazionale, della disciplina regolante le Province.

A nostro parere andrebbe aperta una seria riflessione sulle esperienze non proprio esaltanti registrate anche nella nostra zona, che hanno visto le proposte di fusione tra i comuni, bocciate dai cittadini, le unioni scioltesi per una lievitazione dei costi dei servizi, le convenzioni tra gli enti, strategicamente deboli e senza una visione territoriale dei problemi.

Stessa analisi imporrebbero anche le cause degli obiettivi mancati previsti dal piano territoriale di coordinamento provinciale, circa l’attivazione dei due piani d’area cremaschi : quello attorno alla città di Crema e quello dell’alto Cremasco, sottoscritti nel primo caso da diciotto comuni, e nel secondo da nove, entrambi miranti a ottimizzare le risorse economiche e territoriali, a razionalizzare gli interventi infrastrutturali ed insediativi di rilevanza intercomunale, nonché al decollo delle gestioni associate dei servizi comunali.

La Comunità socialista cremasca, ai fini della rappresentatività e della autorevolezza dell’Area Omogenea, ritiene indispensabile che la stessa abbia un disegno istituzionale più forte, con la presenza sul territorio di aggregazioni comunali più stringenti e coordinate nella gestione tecnico/amministrativa dei servizi, delle professionalità dirigenziali, dei processi informatici, rispetto alla precarietà attuale.

Rinunciare a questo traguardo, condannerà il territorio ad inseguire sempre le strategie altrui, a favorire i sostenitori della soppressione dei presidi pubblici minori, con un ulteriore danno alla prossimità delle istituzioni rispetto ai cittadini.

Una china, quest’ultima, molto sottovalutata anche dai partiti fiancheggiatori delle variegate liste civiche, del tutto incuranti dei preamboli  politici - amministrativi sovraccomunali, delle coalizioni cui apparentate. 


Per la comunità socialista cremasca Virginio Venturelli (in foto)


© Riproduzione riservata

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