Immagine esemplificativa
Cremona, 11 giugno 2026
(Andrea Biraghi) La telefonata arriva sul fisso di casa, da un numero privato. A rispondere è una 92enne, ma in casa c’è anche la figlia. E sarà proprio lei, capendo subito che qualcosa non torna, a prendere il telefono e a provare a mettere all’angolo il falso brigadiere.
Dall’altra parte della cornetta c’è un uomo che si presenta come brigadiere Ugo Rossi. Dice di chiamare dalla caserma dei carabinieri di Cremona e sostiene che l’anziana debba presentarsi per ritirare degli atti. Alla donna viene anche detto che qualcuno sarebbe stato mandato a prenderla.
La figlia ascolta, si insospettisce e interviene. Non chiude subito la chiamata, ma si finge la madre e comincia a fare domande. Chiede perché l’anziana debba andare in caserma, quale sia il motivo della convocazione e chi sia il comandante della Compagnia.
Il truffatore, almeno all’inizio, prova a reggere la parte. Conosce il nome del comandante e usa quel dettaglio per rendere più credibile la messinscena. Poi però, incalzato dalle domande, comincia a innervosirsi. Dice alla donna che la farà richiamare dal comandante e poco dopo sul telefono arriva una chiamata dal numero 4881.
La figlia non si lascia convincere. Continua a cercare di capire chi ci sia davvero dall’altra parte e prova a portare il finto brigadiere allo scoperto. A quel punto, almeno da quanto emerge dal racconto, il truffatore capisce di non avere più davanti una vittima facile: non richiama più e il tentativo di raggiro si ferma lì.
Il colpo quindi non va a segno grazie alla prontezza della figlia, che non solo protegge la madre, ma prova anche a smontare la messinscena. Una dinamica che mostra quanto queste truffe siano costruite su dettagli pensati per sembrare credibili: il riferimento alla caserma, il falso grado, il nome del comandante e persino una seconda chiamata da un numero anomalo.