Ripalta Guerina, 30 luglio 2026

(Dario Dolci) A metà ottobre scalerà il suo primo 7000, come dicono gli alpinisti, nella zona dell'Annapurna, o un 7200 in quella dell’Everest. Dipenderà da dove riuscirà ad ottenere i permessi di scalata. Prima, però, Filippo Ruffoni ha voluto raccontare e mostrare le immagini delle sue ultime imprese in montagna. E lo ha fatto nella conviviale estiva del Panathlon club Crema tenutasi ieri sera a Villa Toscanini. L’alpinista montodinese ha mostrato regioni estremamente remote del Nepal. “Dove ci sono montagne di élite – ha affermato - la cui complessità fa perdere la percezione delle distanze e dei tempi. Qui ho scalato l’Ama Dablam di 6812 metri e il Chulu West di 6419. Per prepararmi e per capire se fossi stato in grado di affrontare la prima delle due, sono salito sull’Eiger, che si trova in Svizzera. È una montagna estremamente complessa, la cui cresta è simile a quella dell’Ama Dablam. Per questa vetta nepalese vengono rilasciati solo 130 permessi all'anno e ogni anno muoiono dai 5 ai 10 alpinisti. In Nepal, è considerata la madre di tutte le montagne. È quella più tecnica e più difficile. Ci sono tre campi base e da uno all'altro servono da 5 a 7 ore”.

Ruffoni ha parlato poi delle condizioni. “Era autunno, ma c'erano già neve e ghiaccio; è quello che preferisco. L'ho salita in tre giorni e scesa in uno. Di solito si fa in quattro e tre. Mi ha accompagnato uno sherpa”. 

Una rapidità che ha contraddistinto anche la conquista del Chulu West, che Ruffoni ha raccontato dopo aver accennato al week-end fatto alla baita del Cai Crema con i malati di Parkinson e all’ultima ‘passeggiata’ sul monte Bianco insieme Giansesto Fusar Bassini e ad Annalaura Maurin e a Roberta Iacobone, anch’esse socie del Panathlon.

“Ho fatto la salita in vetta da mezzanotte alle 5 del mattino. Avrei voluto affrontarla a marzo, ma era scoppiata la guerra e ho dovuto rimandare per i voli. L'ho fatta in aprile e quindi avevo meno tempo a disposizione. Ci ho messo cinque giorni; di solito ne servono 20”.

Oltre che impegnative e rischiose, queste imprese sono anche molto costose: “Sì, i costi sono decisamente elevati. Tutte le vie di salita sono gestite dal governo, che rilascia i permessi. Gli abitanti, però sono affabili e disponibili, a livello umano vieni accolto bene. Non sei solo un cliente, ma di dollari ne servono tanti”.