Don Marino Dalè
Trigolo, 28 agosto 2026
(Annalisa Andreini) Messa celebrata nella lingua di Gesù, in siro aramaico. E in futuro sono in programma anche altri riti ambrosiani.
A dichiararlo, con profonda convinzione, è il parroco, Don Marino Dalè:” Domani, sabato, alle 18, ho deciso di celebrare la Santa Messa nella lingua di Gesù, in siriaco. Sarà un’occasione davvero unica per tutti i fedeli di Trigolo ma anche per tutti quelli che vorranno partecipare dai paesi limitrofi. Sarà nostro ospite padre Estephan Maroun e presiederà l’Eucarestia secondo il rito siro-aramaico, caratteristico di una delle antiche chiese orientali cattoliche. La lingua liturgica tradizionale è il siriaco (forma storica dell’aramaico), che appartiene alla stessa famiglia linguistica dei dialetti parlati in Galilea al tempo di Gesù”.
Che differenza c’è rispetto alla nostra fede cattolica e alla Messa cattolica?
“La Messa, nel suo nucleo, è la medesima (come pure la fede cattolica) ma con gesti, riti e preghiere diversi dai nostri e che sarà interessante vedere dal vivo. Ecco perché ho invitato padre Estephan e lui viene molto volentieri. Si tratta di riti della chiesa Sirio-antichena- maronita (come il rito della pace che precede la preghiera eucaristica) che affondano le radici all’inizio della storia della nostra fede cristiana. Quindi cambiano le forme di celebrazione ma non la fede. Nel corso della Messa sarà anche distribuito ai fedeli un olio benedetto secondo il rito orientale”.
Perché ha deciso di proporre la Messa in siriaco?
“Penso che ci consenta di allargare i nostri orizzonti e conoscere la cultura degli altri popoli ma soprattutto credo che la liturgia sia la prima forma di evangelizzazione, così come ha ricordato Papa Leone proprio mercoledì scorso. Solo così si trasmette il nucleo della fede e si può andare in profondità nell’esperienza di fede. Non dimentichiamoci che la liturgia è l’unica che ci consente un legame profondo con l’anima. Ogni tanto celebro la Messa anche in latino con molta
partecipazione. È importante curare la spiritualità e l’aspetto lirico, che è il vero cavallo di battaglia di noi sacerdoti”.