Crema, 22 gennaio 2026
(Andrea Biraghi) La decisione del Tar dell’Emilia-Romagna che ha annullato i provvedimenti sulle Zone 30 adottati dal comune di Bologna riaccende il confronto anche a Crema sul tema dei limiti di velocità in città. Una sentenza che non vieta il limite dei 30 chilometri orari in sé, ma ne mette in discussione l’applicazione generalizzata e non supportata da valutazioni tecniche puntuali.
Il punto centrale evidenziato dai giudici è che il limite ordinario nei centri abitati resta quello dei 50 chilometri orari e che eventuali riduzioni devono essere motivate strada per strada. Non basta, quindi, una scelta politica complessiva: servono istruttorie tecniche che spieghino perché proprio quel tratto necessita di un limite più basso.
Applicato al contesto urbano, significa che una strada può ragionevolmente essere portata a 30 all’ora se presenta elementi di criticità concreti. Per esempio tratti davanti a scuole o asili, zone con attraversamenti pedonali frequenti, vie strette o con visibilità ridotta, aree residenziali molto abitate, strade con forte presenza di ciclisti o con una storia documentata di incidenti. In questi casi, la riduzione della velocità ha una logica tecnica prima ancora che politica. Diverso è il caso di estensioni automatiche del limite a interi quartieri senza distinguere tra situazioni diverse.
A Crema il tema è finito al centro del confronto politico. I consiglieri di minoranza Giuseppe Torrisi, Giovanni De Grazia, Paolo Enrico Patrini ed Emanuela Schiavini hanno richiamato proprio questo aspetto, sottolineando come le limitazioni alla velocità debbano essere motivate in modo puntuale e non introdotte come regola generale. In sintesi, la loro posizione è che senza una base tecnica solida il rischio è quello di provvedimenti fragili, destinati a essere contestati.
La sentenza del Tar non impone dunque cambiamenti immediati alla viabilità cremasca, ma rappresenta un precedente che riguarda anche i comuni lombardi. Il messaggio che arriva è chiaro: se si vogliono istituire Zone 30, lo si può fare, ma con criteri chiari, documentati e difendibili, soprattutto in una città dove sicurezza stradale, vivibilità e scorrevolezza del traffico convivono in un equilibrio delicato.