La riflessione di don Natale Grassi Scalvini

Cremasco, 14 novembre 2021

33ª Domenica ordinaria anno B      

 

La Parola:     Dn 12,1-3  Sal 15  Eb 10,11-14.18  Mc 13,24-32:

 

+ Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: "In quei giorni, dopo quella tribolazione, il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, le stelle cadranno dal cielo e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. Egli manderà gli angeli e radunerà i suoi eletti dai quattro venti, dall’estremità della terra fino all’estremità del cielo. Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l’estate è vicina. Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, è alle porte. In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno. Quanto però a quel giorno o a quell’ora, nessuno lo sa, né gli angeli nel cielo né il Figlio, eccetto il Padre".


 

Tutti i giorni io e don Francesco ci concediamo una distrazione televisiva. Infatti, oltre ai telegiornali seguiamo con fedeltà anche un programma a quiz e pur sapendo molte delle risposte tuttavia dobbiamo riconoscere che sono ancora di più le cose che non conosciamo. Per quanto riguarda Gesù invece pare che sia una sola la cosa che non sa e forse, dicono gli studiosi, in realtà ha detto di non sapere l’ora della fine del mondo solo per non essere continuamente interrogato dai discepoli sull’argomento. Del quando non dobbiamo quindi preoccuparci dice Gesù e secondo me neanche del come, visto che le immagini che usa non sono particolarmente innovative, essendo prese a prestito da altri scritti e visioni profetiche nelle quali vengono utilizzate le conoscenze allora comprensibili alle antiche popolazioni medio orientali. Per la nostra attuale consapevolezza dell’incredibile mondo atomico e sub-atomico come anche degli infiniti spazi siderali dell’universo da noi conosciuto, ormai certe immagini fanno quasi sorridere; abbiamo visto inoltre decine di film che han cercato di raccontare in tutte le salse la fine del mondo prossima ventura. Ma è evidente che il Signore Gesù vuole calmare il più possibile la curiosità dei discepoli e l’attesa spasmodica di un evento al di fuori di qualsiasi controllo e conoscenza. Anzi più di una volta il Signore Gesù ha annunciato che il regno di Dio è già qui, vicino perché accanto a noi, anche se poi noi neanche ce ne accorgiamo e soprattutto non adeguiamo il nostro comportamento a una realtà così importante e decisiva per tutti. La nostra presunzione di essere il gradino più alto e ultimo della creazione ci suggerisce quasi l’idea che Dio possa essere incapace di pensare oltre e di andare ancora più avanti nella storia dell’universo. Solo perché negli ultimi settemila anni l’uomo ha preso sempre più possesso del pianeta Terra fino a soggiogarlo completamente, al punto da rischiare adesso la propria stessa sopravvivenza rovinando l’ambiente vitale indispensabile per lo sviluppo della civiltà umana, questo non significa che la Terra finisca con noi. La Terra ha girato per milioni di anni attorno al sole con temperature medie di oltre trecento gradi: non saranno i due gradi in più causati dalle attività umane a distruggerla, ma certamente le conseguenze sarebbero irreparabili per noi uomini. Rischiamo davvero di essere noi ha stabilire la data della nostra fine. Cambiare stili di vita, per essere più evangelici e quindi più rispettosi della natura e dei nostri fratelli credo sia indispensabile e urgente. Prima di arrivare alla carità oblativa, capace di offrire la vita per gli altri, bisognerebbe proprio vivere con una maggiore attenzione a questo regno di Dio che lui ci ha affidato perché lo custodiamo e lo facciamo fruttificare con l’amore e lo portiamo alla pienezza della realizzazione nei tempi che lui avrà deciso.


(Sul mio canale youtube trovate il video della riflessione:    )


Nella foto, don Natale Grassi Scalvini, autore della riflessione


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