La riflessione di don Natale Grassi Scalvini

Crema, 04 aprile 2021, Pasqua di nostro Signore

Domenica di Risurrezione anno B

La Parola: At 10,34a.37-43 Sal 117 Col 3,1-4 Gv 20,1-9

+ Dal Vangelo secondo Giovanni

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!». Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario, che era stato sul suo capo. non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte. Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.



Credo non si possa immaginare spettacolo più bello e adeguato della natura che sta rifiorendo anche in questa primavera per aiutarci a cogliere il senso profondo della rinascita dell’uomo offerta a tutti noi dalla risurrezione di Gesù. Certo sappiamo che per arrivare alla gioia della Pasqua bisogna attraversare il momento buio e triste della passione e morte del nostro Signore e ancora una volta la pandemia ci ha aiutati a vivere questi momenti così tragici con una particolare partecipazione. Ma anche i vangeli, che pur son stati scritti molto tempo prima degli avvenimenti che dobbiamo oggi affrontare, ci mostrano come prima testimonianza della vittoria definitiva di Cristo il segno incredibilmente povero del sepolcro vuoto. Sembra un gioco di parole ma per introdurci nella pienezza della vita ci invitano a fermarci a contemplare, con stupore e anche un po’ di sgomento, una tomba vuota, una assenza di Gesù che per tanti nostri fratelli è diventata una situazione normale di assenza di Dio, vista la irrilevanza della fede per tanti di loro. Abbiamo più volte meditato in questa settimana come la sofferenza di Gesù non sia solo fisica, ma comprenda quel dolore ancora più grande che si prova per il tradimento, il rinnegamento e l’abbandono degli amici più cari, ma certamente Gesù ha subito con grande sofferenza anche il rifiuto dei tanti che, per superficialità come Pilato, o peggio ancora per odio, come i capi del popolo, han rifiutato di credere alla sua parola e accettare il suo messaggio d’amore. Da questo punto di vista possiamo dire che la passione di Cristo non è mai finita, anzi ancor di più ai nostri giorni dobbiamo ammettere che l’indifferenza di tanti, magari anche educati nella fede e partecipi per tanti anni della vita della comunità cristiana, è causa di sofferenza per il Figlio di Dio venuto tra noi per riportarci alla piena comunione con Dio Padre. Ma lui stesso ne era consapevole e ce lo aveva anticipato con la parabola del seme che cresce comunque, anche a dispetto della volontà del contadino: il regno si afferma comunque e la sua vittoria sulla morte è un dono per tutti, anche per chi non vuole riconoscerlo. Per questo, nonostante i segni del vuoto spinto che ormai sembra albergare nel cuore di molti uomini e donne, guidati solo da interessi concreti e materiali, preoccupati solo di mantenere il proprio benessere fisico senza al- cuna apertura alla realtà spirituale della loro vita, noi siamo convinti che la vittoria di Cristo sulla morte è l’unica notizia che può davvero riempire di gioia il nostro cuore. Tocca a noi adesso testimoniare la sua risurrezione mostrando una incrollabile speranza per la sua vittoria sul male, impegnandoci a vincere anche i mali concreti che ancora toccano la famiglia umana, sapendo che la fa- me, la povertà, la violenza e le malattie ancora fanno soffrire tanti nostri fratelli. Non possiamo raccontare della vittoria di Cristo se non cominciamo a dare il nostro contributo alla crescita del regno di Dio in mezzo agli uomini già adesso nelle opere che rendono presente a tutti l’amore che il Padre ha per ciascuno dei suoi figli.

(Sul mio canale youtube trovate il video della riflessione: https://youtu.be/cJiiOy8QQkM ) 


Nella foto, il vescovo con don Natale Grassi Scalvini, autore della riflessione e altri sacerdoti della diocesi di Crema


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