La riflessione di don Natale Grassi Scalvini

Crema, 21 marzo 2021

V Domenica di Quaresima anno B

La Parola: Ger 31,31-34 Sal 50 Eb 5,7-9 Gv 12,20-33:

+ Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù». Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. Gesù rispose loro: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome». Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!». La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». Disse Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me». Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire.



Durante la settimana, approfittando delle belle giornate, sono andato a far due passi sull’argine del fiume Serio per sgranchire un po’ le gambe, vista la perdurante chiusura in casa che pian piano ci porta a situazioni negative anche per la nostra salute, che vogliamo preservare dal contagio ma che non possiamo rovinare con eccessiva sedentarietà. Durante questa breve camminata, pur non essendo un acuto osservatore e neanche un agricoltore interessato, ho potuto notare che la natura non è affatto in chiusura, anzi sta scoppiando di salute e sta per rifiorire la primavera. Mi dispiace per Gesù e per la sua bellissima analogia del seme che caduto in terra muore per portare frutto ma, nonostante sia un estimatore e ammiratore della sua passione e morte, sofferte per la nostra salvezza, guardando la natura non ho pensato neanche un attimo che per ogni pianta, per ogni filo d’erba che vedevo doveva esserci stato un seme che era morto, marcito nel terreno, per dare la nuova vita. Pur essendo Natale di nome, devo riconoscere di essere Pasquale di spirito e quindi son subito pronto a superare il momento drammatico della passione e morte per gioire della resurrezione di Cristo, la vera unica novità su questa terra dopo l’inizio della vita avvenuto circa quattro miliardi di anni fa. Ma le parole e le riflessioni che oggi Gesù ci propone ci suggeriscono chiaramente che dobbiamo fare proprio lo sforzo di fermarci un po’ anche sulla necessità del percorso della passione, vissuta in obbedienza al Padre, per poter giungere alla gloria della risurrezione. Non voglio certo insistere sugli aspetti più drammatici e crudeli della passione di Gesù come per esempio ha fatto Mel Gibson nel suo film, anche se giustamente ripercorriamo anche in questa Quaresima, ogni venerdì, il cammino del calvario, seguendo con devozione la preghiera della Via Crucis. In realtà il punto centrale e decisivo che ci propone oggi il Signore è la comprensione di tutto quello che è avvenuto nell’ottica di una risposta obbediente del figlio che come un fedele servitore, compie il volere del Padre, anche quando chiede il dono supremo della vita. Così poi deve comportarsi chiunque voglia essere vero amico del Figlio dell’uomo per condividere con lui la gloria della vita eterna: vivere da servo fedele e obbediente capace di comprendere la volontà del Padre e di realizzarla nella concretezza della vita quotidiana. Della similitudine del seme che muore per dare frutto credo che sia da cogliere anche la sottolineatura che il seme se non muore rimane solo e quindi che il frutto della vita sia proprio quello di vincere la solitudine. Stante l’attuale situazione di pandemia e di zona rossa, una realtà che chiede una particolare attenzione al distanziamento, diventa importante ricordare come questo non voglia dire vivere da isolati nel proprio egoismo preoccupati solo del benessere personale o dei nostri famigliari più intimi. Evitiamo assembramenti ma coltiviamo l’amicizia, la solidarietà, la condivisione, specialmente con chi ha bisogno di una mano o anche solo di una parola buona per non lasciarsi travolgere dal panico. Nel prossimo futuro noi vediamo la risurrezione di Cristo e la Pasqua ormai vicina colora la speranza di certezza chiara: la vita è più forte della morte.

(Sul mio canale youtube trovate il video della riflessione: https://youtu.be/8vB8VzqWtnc ) 


Nella foto, don Natale Grassi Scalvini, autore della riflessione


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