La riflessione di don Natale Grassi Scalvini

Cremasco, 22 novembre 2020


XXXIV Domenica ordinaria CRISTO RE anno A

La Parola: Ez 34,11-12.15-17 Sal 22 1Cor 15,20-26.28 Mt 25,31-46

+ Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Veni- te, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi ave- te dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”. Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nu- do e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”. Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”. E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».


Devo ammettere che nonostante la mia attenzione e buona disponibilità ad indossare sempre la mascherina in pubblico, non sono certo un amante di questo strumento così necessario per conte- nere la diffusione del virus. E pensare che qualcuno mi ha già consigliato di tenerla anche dopo, quando finita la pandemia potremmo farne a meno, se non altro perché quelli brutti come me possono così nascondersi e camuffare certe facce strane. Credo che anche parabola di Gesù oggi metta al centro proprio questa difficoltà, quella di riconoscere le persone, proprio come forse è già capita- to a tutti noi di non riconoscere subito una persona cara perché indossava la mascherina. Il problema fondamentale per tutti i personaggi della parabola, sia buoni che cattivi, non è tanto la disponibilità a compiere qualche gesto di carità. Son sicuro infatti che tutti sappiamo compiere gesti di attenzione a qualche nostro fratello, mossi dai più diversi motivi. Ma il punto discriminante, quello che ci permetterà un giorno di essere accolti nel regno del Padre insieme ai nostri fratelli non è legato solo alla quantità di gesti d’amore compiuti ma anche dalla capacità di riconoscere la presenza del nostro Re nella persona del povero e bisognoso. Ne siamo tutti convinti, se venisse Gesù in persona a chiederci qualsiasi cosa, non solo tempo e denaro, ma perfino la nostra stessa vita, saremmo pronti ad assecondare ogni suo desiderio. Invece purtroppo chi chiede, di solito non solo non assomiglia alle immagini che ci siamo fatti del nostro Re e Signore, ma è anche diverso e lontano da noi: parla un’altra lingua, ha la pelle di un’altro colore, per non parlare della capigliatura, ha un'altra cultura e magari crede anche in un altro Dio. Ecco allora giustificata la nostra chiusura e la scarsa disponibilità a dare il nostro aiuto. Quindi se aspettiamo di intravedere o addirittura riconoscere chiaramente il volto di Cristo Re nei poveri e bisognosi che vivono in mezzo a noi, per iniziare ad offrire parole e compiere azioni di amore verso di loro, temo che ci ritroveremo alla fine della vita con l’amara sorpresa di non essere riconosciuti dal nostro Re e Signore come suoi servi e amici fedeli. L’insistenza con la quale il Maestro ci elenca le concrete situazioni di sofferenza e disagio verso cui operare ci indica chiaramente la via maestra da seguire nello sforzo di realizzare la sua volontà, ma nello stesso tempo non deve farci dimenticare che la misura del nostro a- more concreto per i fratelli non è legato alla loro difficoltà, ma piuttosto alla nostra capacità di ri- conoscere in loro la presenza, a volte scomoda, del figlio di Dio, incarnato per la nostra salvezza, fatto uomo fino a confondersi con le persone più povere e ai margini della nostra società. Per fortuna abbiamo ancora tempo, non sappiamo quando il Figlio dell’uomo verrà, ma come siamo stati sorpresi da questa epidemia che sta cambiando radicalmente alcune nostre consuetudini, anche le più belle e buone, così rischiamo di farci trovare impreparati all’incontro con lui, se non iniziamo subito a trattare i fratelli, specialmente gli ultimi, gli ‘altri’, come se davvero il Signore nostro Re stesse aspettando un nostro concreto gesto d’amore rivolto proprio e solo verso di lui.

(Sul mio canale youtube è disponibile il video della riflessione: https://youtu.be/z3X3g_zvS70 )


Nella foto, don Natale Grassi Scalvini, autore della riflessione


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