La riflessione di don Natale Grassi Scalvini

XXIV Domenica ordinaria anno A

La Parola: Sir 27,33-28,9 Sal 102 Rm 14,7-9 Mt 18,21-35

+ Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”. Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e dai loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”. Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”. Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».



Ho avuto la fortuna in settimana di incontrare uno dei gruppi dei ragazzi che si preparano alla cresima di questa Domenica e volendo parlare dei segni dello Spirito nel brano degli Atti degli Apostoli, ho scoperto che questi ragazzi, anche per colpa della sospensione forzata degli incontri di catechismo dal febbraio scorso, non ricordavano più neanche chi fosse s.Luca. Un livello di cultura religiosa quasi simile a quello dei quiz televisivi. Quando poi ho detto loro che comunque faranno in tempo anche dopo la cresima a conoscere meglio il Signore, continuando a partecipare alla S. Messa e al catechismo, le risposte son state, per così dire, un po’ evasive. Eppure, stando alle parole di Gesù, alcuni di questi operai scansafatiche dell’ultima ora rischiano di arrivare prima di tanti di noi, anche di chi magari è prete da quasi quarant’anni e catechista da quasi cinquanta. Per un momento mi son sentito in compagnia degli operai della prima ora, che han lavorato e faticato più degli altri per ricevere poi lo stesso salario degli ultimi. Ma poi per fortuna la certezza di avere un Padre che è fedele alle sue promesse e sa riempirci dei suoi doni con la sua misura e non con la nostra, mi ha subito riportato ad un sentimento di gioia e gratitudine nel sentirmi partecipe di una storia di salvezza che va molto al di la della nostra piccola esistenza. Tutti noi cristiani possiamo davvero dirci fortunati perché il nostro Padre celeste ci offre i suoi doni non in base ai nostri meri- ti, che sappiamo essere davvero pochi, ma con la misura della sua bontà ed affetto. Siamo dunque certi che la nostra offerta di partecipazione alla costruzione del regno, anche quando arriva al dono totale come ha fatto in settimana don Roberto Malgesini, il prete di Como ucciso davanti alla sua chiesa, riceve da Dio la giusta ricompensa, misurata sulla sua abbondanza e quindi davvero oltre le nostre aspettative. Il cristiano non si caratterizza per la recriminazione e la critica, sempre pronta a trovare mancanze e difetti in quanto ci spetta e neanche per la continua pretesa di diritti da gode- re. La virtù di cui oggi ci parla Gesù è proprio quella della riconoscenza, sempre e comunque, per quanto il Padre ci dona al di là della bontà delle nostre azioni. Ed essendo consapevoli della misura esagerata del suo amore per noi, questa riconoscenza devo sfociare necessariamente in un impe- gno quotidiano e serio per la costruzione del regno già qui sulla terra, operando concretamente an- che nella vita sociale e civile, per il bene di tutti quanti incontriamo, anche per quelli che secondo noi non lo meritano. Solo così potremo dirci suoi veri figli, non gelosi della sua bontà quanto piut- tosto imitatori di questa larghezza d’animo da mostrare nel rispetto e nell’amore verso tutti gli uomini.

(Sul mio canale youtube è disponibile il video della riflessione: https://youtu.be/dy_pwJSEYVc )


Nella foto, don Natale Grassi Scalvini, autore della riflessione


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