La riflessione di don Natale Grassi Scalvini

XXIV Domenica ordinaria anno A

La Parola: Sir 27,33-28,9 Sal 102 Rm 14,7-9 Mt 18,21-35

+ Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò per- donargli? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette. Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito. Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”. Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”. Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito. Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto. Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello».


In settimana ho dovuto subire un tentativo di truffa al telefono, per fortuna sventato. Ormai ho una certa età e un po' di esperienza, ed è bastato poco per scoprire l'inganno e salutare garbatamente il finto meccanico. Ma secondo voi sarà stato l'unico tentativo della giornata? Secondo me, se non settanta volte sette, ci avran provato con altri almeno qualche centinaio di volte di sicuro. Ma se i malfattori son disposti a ripetere lo stesso giochetto di furbizia centinaia di volte al giorno, sperando che qualcuno ci caschi, perché noi facciamo così fatica ad ascoltare Gesù quando ci chiede di compiere una buona azione senza contare minuziosamente quante volte la facciamo? Probabilmente anche noi come Pietro abbiamo il braccino corto quando si tratta di perdonare, ritenendo che dopo un numero ragionevole di carezze si possa passare all'uso della mazza da baseball. Questo ragionamento potrebbe andare bene se continuiamo a pensare secondo gli uomini e non secondo Dio, ma ormai siamo in cammino dietro Gesù e vogliamo imparare da lui lo stile del cristiano. Certamente il perdono vicendevole è davvero una delle virtù più necessarie, anche se impegnative, per poterci dire suoi seguaci. La questione del numero o della quantità, come viene suggerita anche dalla parabola del servitore cui viene condonata una somma enorme rispetto al suo credito verso il compagno di servitù, in realtà è solo un modo figurato per aiutarci a capire il significato della virtù del perdono. Questo non deve essere un gesto sporadico, legato a qualche situazione particolare o ad una disposizione d'animo particolarmente benevola in certi giorni. Deve essere un habitus, una buona abitudine, quasi appunto un abito da indossare sempre e non solo nei giorni di festa. Deve diventare per noi come una consuetudine di comportamento che non richiede particolari decisioni o scelte di vita da affrontare di volta in volta. Il cristiano, proprio perché consapevole dei propri limiti e peccati e quindi della grande dimostrazione di amore e perdono ricevuta da Dio, deve poi diffondere con naturalezza, quotidianamente, almeno una parte di quanto ricevuto. L'insistenza di Gesù su questa caratteristica quotidiana, e nello stesso tempo esagerata, del perdono, è dovuta al fatto che lui ci conosce bene e sa che qualche gesto di perdono sappiamo anche offrirlo, specialmente se di facciata o esteriormente, ma per il vero perdono di cuore dobbiamo essere continua- mente motivati dalla certezza di quanto noi abbiamo già ricevuto in abbondanza da Dio. E come lui si impegna innanzitutto a perdonare noi suoi figli, così anche noi concretamente dobbiamo comin- ciare a perdonare i più vicini, con gesti concreti di accoglienza e sopportazione verso le persone della nostra casa, della stessa via e paese. Solo così possiamo sperare di poter camminare insieme ai fratelli, pur rispettando le ormai famose distanze sociali, ma con il cuore profondamente unito al Padre e tra di noi, mossi dal comune desiderio di costruire un mondo migliore, più umano e fraterno.

(Sul mio canale youtube è disponibile il video della riflessione: https://youtu.be/7LW5UWqtd0o)



Nella foto, don Natale Grassi Scalvini, autore della riflessione


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