La riflessione di don Natale Grassi Scalvini

Cremasco, 5 settembre 2021

23a Domenica ordinaria anno B

La Parola: Is 35,4-7 Sal 145 Gc 2,1-5 Mc 7,31-37:

Dal Vangelo secondo Marco Mc 7,31-37

In quel tempo, Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidòne, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli. Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!». E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente. E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!».


Tra gli amici che abbiamo incontrato nel periodo estivo, tornato anche lui al paese per qualche giorno nel periodo delle ferie, non possiamo dimenticare Fra Damiano. Purtroppo è tornato nella sua comunità a Bologna proprio nell’imminenza della festa al santuario del Binengo, al quale certamente, vista la tradizionale devozione dei Domenicani alla Vergine, secondo il grande esempio del loro fondatore, non sarebbe proprio mancato. Ma anche lui, come tutta la gente di Sergnano, non ha bisogno di particolari inviti o testimoni eccellenti per accorrere al Santuario. Proprio come il sordomuto guarito da Gesù nel vangelo di oggi, anche se ci dicessero di tacere e non parlarne, la nostra fede nella Vergine presente e vicina alle nostre case e alla nostra vita, è troppo grande e non riusciamo a nasconderla. Tra i tanti doni e belle tradizione che ci hanno lasciato i padri, questo bel Santuario è sicuramente uno dei più cari a tutti. Il racconto evangelico oggi però ci impegna a diventare annunciatori convinti e coraggiosi della fede che abbiamo non solo in Maria, ma attraverso di lei direttamente in Gesù, il nostro salvatore. Siamo sicuri che le nostre preghiere sono ascoltate da Maria, ma sappiamo bene che in realtà è Gesù che realizza le opere di grazia nei nostri cuori, specialmente quando gli sono presentate dalla sua madre carissima. Quindi non dobbiamo accontentarci della certezza dell’amore della Madre ma piuttosto sentirci impegnati a riconoscere nel Figlio suo il vero autore e perfezionatore della nostra salvezza. È lui che noi dobbiamo annunciare e testimoniare con una vita degna di una madre tanto grande, lei che desidera averci tutti come suoi figli carissimi. Anche noi vorremo ripetere, come la gente di Galilea, che Gesù ha fatto bene ogni cosa, ma è evidente che questa affermazione deve valere anche per noi suoi fedeli e seguaci. Andare al Santuario del Binengo per rinnovare spesso la nostra devozione a Maria vuol dire concretamente impegnarci a fare come lei nel seguire gli insegnamenti di Gesù e nel vivere quotidianamente secondo il suo esempio, per poter essere tra quelli che fan bene ogni cosa. Siamo certi che nonostante i nostri limiti e il nostro peccato, se ci affidiamo completamente a Maria, troviamo subito la strada migliore per arrivare a Gesù e per seguirlo nelle opere e parole di ogni giorno, compiute nel bene non per farci vedere e ammirare ma perché è nell’umiltà e nel celarsi che ci insegna Maria lasciamo trasparire il mistero dell’opera di Dio in tutti noi che crediamo in lui.



Nella foto, don Natale Grassi Scalvini, autore della riflessione, celebra messa in una grotta


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