La riflessione di don Natale Grassi Scalvini

Cremasco, 19 settembre 2021

25a Domenica ordinaria anno B

La Parola: Is Sap 2,12.17-20 Sal 53 Giac 3,16-4,3 Mc 9,30-37

+ Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: «Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà». Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo. Giunsero a Cafàrnao. Quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?». Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande. Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti». E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato».


Da alcuni giorni sto aspettando la nuova tessera sanitaria. Giovedì son stato convocato nell’ufficio competente e sicuro di poterla ormai ritirare mi son presentato ben contento. Purtroppo si trattava di una notifica per una multa. Ci son davvero rimasto male. Un po’ come i discepoli che tutti preoccupati del potere e dell’importanza che ognuno meritava all’interno del gruppo, e tutti ambivano al posto principale visto che il secondo in capo, cioè Simone Pietro, si era giocato questo posto essendo stato addirittura chiamato da Gesù col nome di Satana, si trovano invece completamente spiazzati dal Maestro che cambia radicalmente l’ordine di grandezza. Per lui al vertice ci sta proprio un bambino: la persona più fragile e indifesa, ma segno esplicito e splendente della gloria del Padre. Per questo noi tutti ci teniamo alla presenza dei bambini nella chiesa e specialmente alla celebrazione eucaristica. Oltre ai segni della nostra fede, della Parola e del corpo del Signore, abbiamo in loro uno dei segni preferiti da Dio per manifestare la sua presenza. Siamo davvero tutti dispiaciuti nel vedere le nostre assemblee domenicali sempre più povere di questa presenza così importante. Dobbiamo purtroppo notare come il periodo estivo e soprattutto i timori suscitati dalla pandemia hanno davvero contribuito a svuotare sempre di più le nostre chiese dalla presenza dei bambini e dei ragazzi. La parola di Gesù ci impegna così su due fronti. Da una parte siamo chiamati a farci carico della preoccupazione comune delle comunità cristiane nell’invitare e motivare la presenza dei più giovani alle nostre celebrazioni, insistendo personalmente con i nostri figli se siamo genitori. Ma anche facendoci voce di richiamo, dolce ma insistente se possiamo ormai essere chiamati nonni e nonne, ricchi di esperienza, di amore e di interesse profondo per il bene dei nostri cari. Ma soprattutto credo che il Signore oggi ci impegni tutti in una impresa ancor più impegnativa ma decisiva. Siamo intatti tutti chiamati a diventare come i bambini, capaci cioè di accogliere con purezza di mente e di cuore le proposte di Dio sulla nostra vita per diventare davvero, ciascuno di noi, una testimonianza trasparente della presenza di Dio in questo mondo tanto martoriato e purtroppo appiattito sui bisogni primari ma elementari della vita, della salute e del benessere personale. Tocca davvero a noi mostrare ancora che si può essere attenti alle necessità materiali della nostra vita ma con un cuore aperto e disponibile alle esigenze più alte e belle che danno un valore aggiunto a tutte le nostre opere perché possano così diventano una testimonianza coerente della presenza di Dio nella nostra realtà quotidiana.


(Sul mio canale youtube trovate il video della riflessione: https://youtu.be/XwJ6FEPp8A0 )


Nella foto, don Natale con un gruppo di preti cremaschi e il vescovo


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