Sarebbe il caso di rivedere le leggi sugli allevamenti

Capralba, 01 dicembre 2020

Gli allevamenti di visoni sono una bomba virologica. Con migliaia di animali stipati in pochi metri quadri il coronavirus replica continuamente e tanto più replica tanto più può generare mutazioni che metterebbero in pericolo il vaccino. Perciò il Ministero della Salute ha sospeso per tre mesi l’attività degli allevamenti di visoni con abbattimento degli animali laddove siano stati riscontrati casi di positività come all’allevamento Mi.Fo. di Capralba, il più grande in Italia, dov’è questione di giorni per i circa 30mila visoni presenti. Saranno abbattuti tutti, riproduttori compresi, per poi essere inceneriti, per fermare il pericolo di contagio da Covid-19. Secondo il normale funzionamento l’allevamento avrebbe dovuto iniziare gli abbattimenti e le lavorazioni delle pelli il 2 novembre scorso, cosa che non ha potuto fare perché fermo in attesa di una decisione dal ministero. Ai primi di agosto infatti, un operaio del Mi.Fo. era risultato positivo al Covid. Da lì l’intervento delle autorità sanitarie, che hanno fatto i tamponi a tutte le persone impiegate nell’azienda (risultate negative) e poi centinaia di animali. Due, secondo quanto riferito dall’Ats Valpadana, i visoni risultati leggermente positivi e immediato il provvedimento di fermo dell’attività, lo stesso che viene preso in tutti gli allevamenti in cui si riscontrano malattie infettive fra gli animali. I tamponi sono proseguiti e un nuovo caso di positività, anche questo leggermente positivo, è stato riscontrato a fine ottobre. Poi più nulla.

Giovanni Boccù, titolare dell’allevamento, ha fatto ricorso al Tar di Brescia per poter riprendere a lavorare e ha vinto ma nello stesso giorno in cui ha saputo del pronunciamento dei giudici amministrativi (era la metà di novembre) l’Ats ha bloccato di nuovo il tutto con un altro provvedimento, in attesa del pronunciamento del ministero della Salute, arrivato lunedì 23 novembre con cui è stata sospesa l’attività di tutti gli allevamenti di visoni presenti sul territorio nazionale. “Stanno andando in fumo – afferma Boccù - quarant’anni di lavoro e investimenti milionari che hanno portato il nostro allevamento a essere fra i top in Europa. Ora mi ordinano di abbattere 30mila visoni, riproduttori compresi, e di incenerirli cosicché non potrò nemmeno recuperare le pelli. Ci fossero animali malati, sarei io il primo ad alzare le mani per la salvaguardia della salute pubblica ma il virus qui non c’è e non sono io a dirlo ma l’Istituto Zooprofilattico di Brescia e i giudici. Quando la pandemia sarà finita è nostra intenzione provare a riprendere l’attività ma sarà molto complicato farlo se non avremo le risorse. E soprattutto, come si riuscirà a stabilire che nel momento di un’eventuale ripresa dell’attività, in questo e in altri allevamenti di visoni non ci sarà il rischio che il virus del Sars-Cov-2 torni a circolare?”.

La situazione al momento attuale non è chiara. In Danimarca si stanno abbattendo 17 milioni di visoni perché il virus sarebbe passato dall'animale all'uomo e avrebbe infettato dodici persone. Inoltre, si dice che il virus si propaga nell'animale molto velocemente. Teoria smentita in pieno proprio da quanto succede nell'allevamento di Capralba, dove ad agosto c'erano due visoni leggermente infetti e a ottobre se ne è trovato solo un altro, su un totale di 30mila esemplari. In ogni caso, sarebbe necessario rivedere le leggi che permettono gli allevamenti, visto che, secondo il ministero della salute, possono diventare fonte di infezione per l'uomo.


Nella foto, un visone


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