Consigli utili contro i campi elettromagnetici

Crema News - Campi elettromagnetici, i rischi

Crema, 17 febbraio 2020

Green economy, ecco la sintesi della seconda lezione.


I rischi da campo elettromagnetico


Non vuoi correre rischi? Ricordati bene:

•      non regalare mai un cellulare a un bambino sotto i 12 anni: il suo cervello è ancora piccolo e quindi ha un’esposizione al campo elettromagnetico di gran lunga maggiore del cervello dell’adulto;

•      in casa e in ufficio privilegia il telefono fisso;

•      per collegarti a Internet nella tua abitazione o nel tuo ufficio usa il cavo, non la connessione Wi-Fi;

•      non usare mai il cellulare in ambienti chiusi (auto, treno, bus, aereo...);

•      non usare mai il cellulare quando il segnale è debole;

•      quando sei fuori di casa, ricorri all’auricolare, al vivavoce o a messaggi di testo;

•      spegni il Wi-Fi di notte;

•      se vuoi proteggere il tuo corpo e proteggere la tua fertilità, tieni il cellulare lontano dalle zone più sensibili.

 Il rischio da campo elettromagnetico, pur basso, c’è: l’hanno verificato negli Usa il National Toxicology Program e in Europa l’Istituto Ramazzini che dirigo (quest’ulltimo sui ratti) da cui è emersa “una chiara evidenza di cancerogenità”.

Un rischio che è destinato a crescere con lo sviluppo della tecnologia 5 G, quando cioè saremo letteralmente invasi da antenne e da satelliti (che saranno utili per far funzionare l’Internet delle cose). Un rischio che non è legato alle frequenze più alte che avremo con la tecnologia 5 G, ma al campo elettromagnetico che sarà amplificato.

Non vi sono vere e proprie “prove”, ma gli indizi ci sono tutti.


Nove milioni ogni anno di morti premature per patologie riconducibili all’inquinamento ambientale


Sono i bambini i più vulnerabili all’inquinamento ambientale.

Pensiamo all’aria: il cibo possiamo sceglierlo, l’aria no. Non dimentichiamo che l’aria della pianura padana è tra le peggiori in Europa e i bambini respirano per lo più solo con la bocca.

Pensiamo all’acqua: in proporzione al loro peso i bambini bevono sette volte di più di un adulto; inoltre hanno minori capacità di detossicare molte sostanze chimiche; avendo poi una maggiore aspettativa di vita, vi sono più possibilità che si manifestino gli effetti a lungo termine (le patologie da inquinamento, infatti, hanno uno sviluppo molto lento).

Vulnerabile, tuttavia, anche se in misura diversa, sei anche tu, adulto.

Ecco il dato allarmante che è scaturito dalla Commissione Lancet nel 2015: nel mondo sono nove milioni - sulla popolazione che va dai 30 ai 69 anni - le morte premature che sono riconducibili all’inquinamento ambientale, vale a dire il 16% di tutte le morti che avvengono ogni anno). Una cifra enorme: tre volte di più dei morti di Aids, malaria e tubercolosi insieme.

Siamo di fronte a una vera strage annua che passa per lo più inosservata.

Le patologie in questione sono quelle cardiovascolari, polmonari, l’Alzheimer, il Parkinson, il diabete e il cancro.

Si tratta, è vero, di malattie multifattoriali e quindi non esclusivamente determinate dall’inquinamento. L’esposizione conta, ma contano anche l’età (pensiamo all’Alzheimer) e la predisposizione genetica, ma è solo sull’esposizione che noi possiamo intervenire.

Siamo di fronte a patologie che hanno costi sanitari e di assistenza sociale enormi: 4,6 trilioni di dollari l’anno, il 6,2% del risultato economico globale.


I rischi da inquinamento “chimico”


I più colpiti sono i Paesi poveri (i più disponibili ad accogliere i rifiuti dei Paesi ricchi, dove la cultura ecologica è molto bassa e dove i bambini e le donne effettuano, spesso, lavori a rischio). E colpite sono pure le aree degradate dei Paesi ricchi (è lì che si realizzano le discariche e si costruiscono gli inceneritori).

Pensiamo all’inquinamento chimico. Negli Usa ci sono più di 140.000 composti chimici sintetizzati e più di 5000 di questi vengono prodotti in quantità superiore a 300.000 tonnellate ogni anno. Ora, di questi ultimi, solo per il 5% si hanno informazioni relative alla tossicità (per gli altri o non vi sono informazioni o sono parziali e inadeguate).

Pensiamo all’agricoltura cosiddetta “convenzionale”/industriale (ben il 95% del totale): per ogni ettaro di tale agricoltura si fa uso di 396,5 kg di fertilizzanti di sintesi e di pesticidi ogni anno, vale a dire nel mondo 95,2 kg a testa.

Se guardiamo all’Europa, vengono usati pesticidi per un milione di tonnellate, cioè 280 gr. per ogni abitante.

È il caso di ricordare che il 50% del nostro cibo è contaminato da residui di pesticidi (il 25% di questi da più residui) e che oltre il 5% dei prodotti alimentari esaminati contiene una concentrazione di pesticidi superiore ai limiti consentiti dalla legge.

Ed è pure il caso di ricordare che l’Italia è la prima in Europa per presenza nell’acqua di arsenico, cadmio e mercurio.


“Io, atea, con papa Francesco”


La questione ambientale è strettamente intrecciata con la questione sociale: fa bene papa Francesco a sottolinearlo con forza nella sua enciclica Laudato si’ e fa bene ad andare il 24 maggio in un luogo-simbolo dell’inquinamento: la Terra dei Fuochi.

Papa Francesco è l’unico capo di Stato che ha il coraggio di denunciare un modello economico iniquo, a misura dei ricchi e a danno della povera gente dell’intero pianeta.


Fiorella Belpoggi (in foto)


© Riproduzione riservata

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