Crema News - Crema - Metal detector a scuola? No grazie

Crema, 29 gennaio 2026

(Annalisa Andreini)  Metal-detector nelle scuole?  Meglio puntare su educazione e prevenzione. 

Dopo i recenti fatti di cronaca, che hanno segnato un aumento esponenziale degli episodi di violenza che coinvolgono i giovani, abbiamo chiesto ai dirigenti degli istituti superiori cremaschi cosa ne pensano dell’eventuale introduzione del metal detector, come da recente proposta del Ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara nelle scuole ritenute a rischio.

Crema non è poi così lontana dagli episodi di violenza nella cronaca nazionale, tra cui quello di La Spezia di metà gennaio. Venerdì 16 gennaio infatti, davanti all’istituto Sraffa di Crema( che si è dichiarato completamente estraneo ai fatti), la pensilina dei pullman si è trasformata in un ring a cielo aperto. Una vera e propria rissa che ha coinvolto un ragazzo picchiato dal branco (formato da una quindicina di ragazzi) e saltano anche fuori uno spray al peperoncino (sparato negli occhi di un ragazzo) e una lama di coltello.

Dietro l’episodio una futile provocazione nata forse tra i banchi di scuola il giorno prima e poi il potere amplificatore e pericoloso dei social con il suo tram tram mediatico.

Mentre i carabinieri di Crema e di Montodine stanno indagando ricostruendo le responsabilità cosa ne pensano i dirigenti della proposta del Ministro? 

“Apprezzo la preoccupazione del ministro e la proposta di intervento con l’introduzione del metal detector là dove ci siano delle situazioni problematiche - ha dichiarato la dirigente dell’istituto Galileo Galilei Paola Orini. È una posizione condivisibile ma non può essere una soluzione. Il problema da affrontare è a livello educativo, nei valori e nei principi che vanno ripristinati”. 

Educazione alla base, dunque, secondo la dirigente Orini, ma è importante anche la collaborazione scuola-famiglia,: “È fondamentale che ci siano dei ruoli da riconoscere e tutto deve ruotare intorno alla parola rispetto: verso chi ha un ruolo( docenti e personale), verso i pari( i compagni) e l’ambiente”. 

Un’educazione che deve partire da quando si è piccoli, deve coinvolgere la famiglia in primis e impone delle regole da rispettare passando anche dai no, dai divieti e dai paletti molto chiari”. 

Sulla stessa linea di pensiero anche il dirigente dell’istituto Pacioli, Fausto Castronovo: “Partiamo dal presupposto che parliamo di una problematica delicata, che riguarda contesti sociali e familiari difficili e che le soluzioni da adottare devono essere proporzionate. 

In generale sono diversi i fattori di rischio che interessano oggi gli adolescenti: eventi traumatici, cattive compagnie, la solitudine in cui si trovano parecchi studenti, fino ad arrivare a veri e propri fenomeni di degrado sociale, come nel caso noto a tutti di Caivano( Napoli). Per alcuni potrà sembrare una proposta forte o eccessiva, quella del metal detector, ma bisogna anche pensare che in alcuni casi sono le scuole stesse a richiederlo, in caso di situazioni gravi e quindi, anche a malincuore, si devono adattare anche queste misure. La nostra scuola invece vive una situazione tranquilla e quindi il metal detector non sarebbe una soluzione auspicabile”. 

Il dirigente poi si focalizza su due aspetti: potenziare l’azione educativa e stare in guardia contro i rischi della Rete e i fenomeni virali legati alle mode tra i giovani, che possono diventare molto pericolose per l’effetto domino.

Anche il dirigente dell’istituto Bruno Munari Simone Fermi Berto sottolinea, come i suoi colleghi, il ruolo dell’educazione e della prevenzione a scuola insieme alla cura delle relazioni per evitare di sfociare in situazioni di violenza gravi. Esprime quindi il suo scetticismo sull’eventuale introduzione dei metal-detector, che potrebbe far passare solo un tipo di messaggio: “Meglio lavorare sulla prevenzione affinché la scuola possa essere sempre un ambiente protetto e sicuro”. 

Stesso parere infine anche per il dirigente scolastico dell’Istituto Stanga di Cremona, Crema e Pandino Carmelo Marino:” È importante lavorare sul rispetto, che può essere la chiave di volta educativa. È un lavoro lento, costante, in cui ci si deve impegnare giorno dopo giorno, goccia dopo goccia, ma necessario per ottenere dei risultati”.