Crema, 20 luglio 2026

Il sindaco Fabio Bergamaschi e la Consulta Giovani hanno dato vita ieri sera alla commemorazione in ricordo delle vittime della strage di via D'Amelio, che si è tenuta, come sempre, in Largo Falcone e Borsellino.

Nel suo discorso, Bergamaschi ha ricordato i 57 giorni che hanno separato la strage di Capaci da quella di via D'Amelio, dove morirono i due giudici e gli agenti della scorta. Dopo il 23 maggio 1992 – ha affermato il sindaco - Paolo Borsellino sapeva che il suo nome era scritto tra gli obiettivi della mafia. Sapeva che il tempo davanti a lui poteva essere poco. Eppure quei giorni non furono giorni di resa né di attesa. Furono giorni vissuti con ancora maggiore intensità, con il senso profondo di chi aveva scelto il proprio dovere come ragione di vita. In quei 57 giorni c'è tutta la grandezza della sua testimonianza: il coraggio non di chi ignora il pericolo, ma di chi lo guarda negli occhi e sceglie comunque di andare avanti.  Anche a distanza di trentaquattro anni, il significato di quei 57 giorni non appartiene soltanto al passato. Perché, in un certo senso, continuiamo a vivere dentro quel tempo sospeso, nel quale ogni comunità è chiamata a scegliere se abbassare lo sguardo oppure continuare a interrogarsi, a vigilare, ad assumersi la responsabilità di difendere i propri valori”.

Bergamaschi ha invitato a non desistere dalla lotta a una mafia che oggi è cambiata e usa metodi più subdoli e meno eclatanti delle bombe per esercitare il proprio potere. “E’ proprio questa apparente invisibilità a rappresentare uno dei pericoli più grandi. Per combatterla serve una società consapevole. La mafia teme cittadini capaci di riconoscere i segnali, teme istituzioni unite, credibili e trasparenti, teme giovani che non accettano l'indifferenza come normalità, teme persone che scelgono di fare la cosa giusta anche quando sarebbe più semplice voltarsi dall'altra parte. Perché la lotta alla mafia non è soltanto una questione di repressione. È, prima di tutto, una sfida culturale, civile e democratica”.