Lettera al direttore

Crema, 11 settembre 2017

Caro direttore,

grazie per le parole di saluto rivolte ad Albertino Marinoni : “…….qualche volta non ti consideravamo, troppo presi dalle nostre cose ……” Dichiarazione questa che può essere fatta propria da molte, moltissime persone che hanno avuto la gioia di conoscere Albertino.

Poi la mente corre a quella ragazzina di quindici anni soccorsa dal 118 perché ubriaca alle tre del pomeriggio, oppure a quel quindicenne trovato in coma etilico dopo aver bevuto in casa.

Come dimenticare poi la giovane mamma che si è tolta la vita gettandosi dal sesto piano dell’Ospedale Maggiore di Crema? Oppure quel giovane papà di famiglia che tenta il suicidio perché disperato per i debiti di gioco accumulati a causa della ludopatia. Come rimanere indifferente a chi riceve un avviso di sfratto per difficoltà economiche?

Mi fermo qui perché l’elenco sarebbe assai più lungo e angoscioso se poi pensiamo ai tanti suicidi registrati nella nostra provincia per la perdita del posto di lavoro o per dissesti aziendali dovuti alla crisi economica.

Ora i commenti più lapidari che si ascoltano in questi giorni e in parte purtroppo veri sarebbe che dopo qualche tempo “il tutto” verrà dimenticato perché la gran parte dei concittadini volterà la faccia dall’altra parte per non essere coinvolti, neppure per un esiguo esame di coscienza.

Urge rimettere in moto l’amore. Abbiamo penuria d’ amore.

Questo è il problema. Non sappiamo più amare, abbiamo dimenticato cosa significa questo termine. Si va formando sempre più una società fredda, indifferente, egoista. Siamo arrivati al punto che le difficoltà dell’Altro, di qualsiasi genere sia, ci infastidiscono. Che tremenda parola questa! Eppure è così. Se tu rappresenti un problema o una difficoltà sei emarginato. L’importante è non interpellare la coscienza o l’agire di chi incontri o di chi ti sta dinanzi.

Di questo passo aumentano le incomprensioni, la solitudine, l’emarginazione, la disperazione. Eppure a volte basterebbe uno sguardo, un ascolto sincero, una piccola considerazione, una telefonata per far sentire meno soli tanti nostri concittadini e soprattutto i giovani. In tutto questo grigiore del cuore fortunatamente una voce si eleva a livello planetario ed è la parola di papa Francesco e non è cosa da considerarsi solo questione religiosa.

Chi relega nella sola realtà religiosità gli interventi di papa Francesco di certo sta voltando, consapevolmente, ancora una volta la faccia dall’altra parte per non vedere, non sentire, per non sentirsi interpellati nella propria coscienza.

Eppure se solo scoprissimo, quanto riempie il cuore avere attenzioni agli “Altri” che sono nella difficoltà qualunque, questa sia! E’ il “Dare” gratuitamente che rende veramente felice l’Uomo! Dare un sorriso, dare un poco del nostro tempo, dare un consiglio, dare un’idea, dare un ascolto, dare fiducia, dare uno spazio per le confidenze, dare coraggio, dare importanza, dare una carezza, dare risposta a un desiderio.

E’ così che possiamo cominciare a “DARE” .

Questa potrebbe essere la risposta a chi di frequente si chiede cosa mai può fare verso chi è nel bisogno materiale o spirituale.

Questo possiamo fare tutti! AMARE. E quando ami, è più quello che ricevi che quello che dai.

Quindi sentirsi responsabili gli uni degli altri non è solo qualcosa che dimora nelle coscienze di ognuno e di tutti. E’ qualcosa che deve accadere, che deve trasformarsi in orientamento di precise azioni.

Spero che il Suo intervento, caro Direttore abbia suscitato nella mente di tanti qualche piccola ma importante riflessione sul proprio modo di agire e di saper concorrere alla realizzazione di una società migliore, composta da uomini e donne che sanno donarsi, amando l’Altro!

Ecco l’intelligenza e la finalità dei media: suscitare confronti per migliore, indicare alla società quali le vie di uscita da questa grave crisi valoriale che stiamo vivendo in tutti i settori della vita.

Con cordialità.

Alcune fedeli lettrici di Crema New

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