La riflessione di don Natale Grassi Scalvini

XXXI Domenica ordinaria

La Parola: Dt 6,2-6 Sal 17 Eb 7,23-28 Mc 12,28-34:

+ Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, si avvicinò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?». Gesù rispose: «Il primo è: “Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”. Il secondo è questo: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Non c’è altro comandamento più grande di questi». Lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non vi è altri all’infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta l’intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici». Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio». E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.

L’anno liturgico si avvia al suo compimento e quindi possiamo giustamente attenderci, in queste ultime domeniche, gli insegnamenti più importanti e decisivi del nostro Maestro e Signore. Anche noi, come lo scriba del Vangelo e gli altri contemporanei di Gesù, seguaci o avversari senza distinzione, dobbiamo oggi rimanere in silenzio di fronte all’ovvietà della scoperta del più grande e quindi unico vero comandamento. A volte leggendo il vangelo, rimaniamo stupiti dalla presunzione dei farisei di poter osservare tutti i 627 precetti della antica legge mosaica. Eppure proprio noi, tanto amanti dei diritti e dei doveri, anche se per la verità più dei diritti che dei doveri, non dovemmo assolutamente parlare perché in realtà neanche conosciamo tutte le nostre leggi, che ammonterebbero, aggiornate al 30 maggio 2018, alla cifra sbalorditiva di circa centosessantamila(160mila!). Ma come abbiamo sentito e sappiamo fin da bambini, per vivere bene e guadagnarci la beatitudine del regno dei cieli basterebbe osservare una sola legge, quella dell’amore, verso Dio e verso l’uomo. Ma noi siamo più bravi ad accampare scuse e a trovare scappatoie o riduzioni comode che a mettere in pratica con serietà e coerenza questa semplice legge ben conosciuta. Quindi anche noi, come lo scriba, non siamo lontani dal regno di Dio, ma dobbiamo al più presto convincerci a fare il passo decisivo mettendoci all’opera e cominciando ad amare Dio e i fratelli nella misura più grande che è possibile al cuore di ciascuno. Questo è l’unico limite che ci è concesso, perché ciascuno di noi ha un modo diverso e una vocazione unica per amare in modo unico ed irripetibile. Ognuno di noi può e deve trovare le parole e le azioni concrete con cui manifestare a Dio e agli uomini la propria buona volontà di amare. Come sempre poi Gesù ha colto nel segno. Non solo nel prospettarci una via semplice e chiara, guidata da una sola legge, ma soprattutto nel richiamarci al motivo di fondo che deve guidare le nostre scelte: il desiderio del regno di Dio. Avremo davvero il coraggio e la forza di mettere in pratica il comandamento dell’amore solo se non ci accontentiamo di non essere lontani dal regno di Dio, ma desideriamo piuttosto di entrarci, per far parte anche noi della schiera innumerevole dei beati che abbiamo appena onorato nella festa di tutti i Santi.. Il progetto è ambizioso, specialmente se teniamo presente il nostro peccato e i nostri limiti umani, ma ugualmente non saremmo veri figli di Dio se ci accontentassimo di osservare da lontano il suo regno e non ci preoccupassimo di come realizzare pienamente la nostra vita secondo il progetto che Lui ha pensato per ciascuno.

Nella foto, don Natale, autore della riflessione, sul Madron

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