La riflessione di don Natale Grassi Scalvini

Cremasco, 07 ottobre 2018

XXVII Domenica ordinaria

La Parola:Gen 2,18-24Sal 127Eb 2,9-11Mc 10,2-16:

+ Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, alcuni farisei si avvicinarono e, per metterlo alla prova, domandavano a Gesù se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie. Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?». Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla». Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma dall’inizio della creazione [Dio] li fece maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto». A casa, i discepoli lo interrogavano di nuovo su questo argomento. E disse loro: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei; e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio». Gli presentavano dei bambini perché li toccasse, ma i discepoli li rimproverarono. Gesù, al vedere questo, s’indignò e disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio. In verità io vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso». E, prendendoli tra le braccia, li benediceva, imponendo le mani su di loro.

Ancora una volta Gesù insiste sulla centralità dei bambini nella costruzione del regno di Dio. Ma comprendiamo bene come il centro di attenzione per tutti, a partire proprio dai discepoli, è l’insegnamento di Gesù sul matrimonio e la vita di coppia. Subito notiamo come le sue parole suscitino discussione e domande ai suoi discepoli che ritornano sull’argomento più di una volta come se fossero parole particolarmente difficili o impegnative da comprendere e mettere in pratica. Abbiamo infatti appena letto di Gesù che chiede di prendere la propria croce per seguirlo e nessuno ha detto niente. Ma anche domenica scorsa, nonostante gli inviti espliciti a tagli e mutilazioni, ancora silenzio e nessuna obiezione, come se fosse la cosa più semplice e naturale da fare. Oggi invece, stranamente, i discepoli, anche in privato, tornano sull’argomento per capire meglio. Evidentemente le parole di Gesù vengono a cambiare una tradizione umana di lunga data. Fin dai tempi di Mosè si è sempre fatto così, dicono. Ma Gesù torna agli inizi e pone a base una semplice ovvietà. Ciò che è stabilito da Dio, che è superiore, non può essere annullato da un inferiore cioè dall’uomo. Certamente anche ai nostri giorni le parole di Gesù così chiare e decise suscitano qualche perplessità di fronte alla realtà quotidiana di tante famiglie in difficoltà e situazioni di oggettiva distanza dalla sua volontà anche all’interno della comunità cristiana. Ma se guardiamo soltanto alla conclusione, purtroppo dolorosa, di tanti rapporti di coppia le parole di Gesù ci sembrano difficili da comprendere perché ascoltiamo solo il suo divieto finale alla divisione operata dall’uomo. Il vero problema sta però all’inizio, quando dobbiamo valutare lo spazio che lasciamo a Dio nelle nostre scelte. Quante volte seriamente ci chiediamo cosa pensa Dio delle nostre scelte di vita? Anche nella Chiesa a volte si invoca lo Spirito Santo quando ormai certe decisioni e scelte son già state fatte con metro semplicemente umano o di convenienza storica. Siamo subito pronti a lamentarci con Dio quando qualcosa non va, secondo i nostri progetti, ma siamo certamente meno pronti a confrontare i nostri progetti con la sua parola. In particolare, come sul calcio e la politica, anche in fatto di amore crediamo tutti di essere dei grandi esperti e di non aver bisogno di guide o di suggerimenti. Al punto da non lasciarci interrogare e guidare nel nostro cammino di formazione e di decisione dalla volontà di Dio, specialmente nei momenti più importanti. Siamo sempre convinti di sapere bene ciò che davvero è giusto e valido per noi? Proviamo davvero a fermarci in preghiera anche prima di compiere scelte e prendere decisioni, specialmente le più decisive della nostra vita, consapevoli della nostra fragilità e della innata capacità di seguire piuttosto le emozioni e riflessioni semplicemente umane.

Nella foto, don Natale a Fatima

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