La riflessione di don Natale Grassi scalvini

Cremasco, 01 luglio 2018

XIII Domenica ordinaria

La Parola: Sap 1,13-15; 2,23-24Sal 292Cor 8,7.9.13-15Mc 5,21-43

Come spesso succede, anche questa domenica l’evangelista Marco cerca di attirare la nostra attenzione per aiutarci ad andare oltre i fatti raccontati giungendo così a cogliere il grande annuncio del suo Vangelo: Gesù è il Cristo venuto a salvare tutti gli uomini e tutto l’uomo. Non solo infatti, ci racconta due miracoli di Gesù, segni evidenti dei tempi messianici ormai giunti che portano salute e addirittura la vittoria sulla morte, ma li incastra l’uno dentro l’altro come se la straordinaria potenza di Gesù non potesse fermarsi di fronte a nulla, compiendo un miracolo mentre già si accinge a realizzarne un altro. Ma proprio di fronte a questa strabordante potenza, tale da operare anche solo per un tocco di mantello e capace di ridonare la vita anche a una fanciulla morta, si ripresenta la nostra ricorrente domanda che tante volte sembra esprimere anche un dubbio radicale sull’opera di Gesù. Avendo infatti tutti noi esperienza concreta e abbondante del male e della sofferenza, che tocca, se non proprio noi personalmente, sicuramente tanti nostri amici e conoscenti, ci chiediamo sempre con malcelata incredulità, perché Dio operi i suoi prodigi solo con qualcuno o in certi momenti. Quanto vorremmo che questa straordinaria potenza di Gesù potesse farsi sentire anche oggi verso tanti nostri fratelli malati, mostrando a tutti la presenza reale del Regno di Dio che viene a rinnovare la terra. Ma purtroppo è proprio questo desiderio che dobbiamo purificare e trasformare perché sappiamo entrare nella dinamica divina che viene sempre incontro a noi con la sua grazia ma che non vuole sostituirsi a noi e al corso della natura in modo sistematico e continuo cambiando le carte in tavola. La sua protezione e il suo amore sono assicurati ma non come fossero degli interventi mirati a togliere ogni asperità donandoci solo giorni felici e senza problemi. La nostra fede in lui infatti ci fa alzare lo sguardo perché non cerchiamo solo e subito la risposta ai nostri desideri, ma perché ci allarghi il cuore e la mente a comprendere come il suo progetto di amore per ciascuno di noi abbia tempi e modi diversi da quelli che piacerebbero a noi. Cominciamo noi a costruire il suo Regno con gesti d’amore quotidiani e certamente la sua vittoria finale sul male e sulla morte sarà una certezza per tutti.

Nella foto, don Natale, autore della riflessione

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