La riflessione di don Natale Grassi Scalvini

Crema, 14 marzo 2021

IV Domenica di Quaresima anno B

La Parola: 2Cr 36,14-16.19-23 Sal 136 Ef 2,4-10 Gv 3,14-21:

+ Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: «Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio. E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».


Uno degli aspetti più belli dell’inverno, e che comincia già a mancarmi, è il fatto che i miei orari di sveglia soliti mi permettono di vivere con gioia e stupore il momento magico dell’alba, il primo e il più antico momento del giorno. La luce che si riprende ogni giorno sempre più spazio e forza non è soltanto però un fatto fisico, ma come aveva capito bene l’evangelista Giovanni, le parole di Gesù, così attente allo splendore della luce portata sempre come sinonimo di verità, giustizia e fede, ci invitano a vivere nella luce, pronti anche noi a lasciarci rivestire di luce partecipando in pienezza alla sua Pasqua di risurrezione. Ma nonostante questa ammirazione sconfinata per la luce, le paro- le che Gesù dice a Nicodemo durante la notte, ci portano oggi a riconoscere il vero centro della storia della salvezza: la luce in fondo è solo uno strumento che ci deve aiutare a vedere, riconoscere e credere nell’amore di Dio perché anche noi poi compiamo le stesse opere d’amore per diventare luce per gli uomini del nostro tempo. Anche il grande Albert Einstein, che ha studiato per tutta la vita il meraviglioso fenomeno della luce, cercando di capire come possa essere nello stesso temo formata da materia e comportarsi come un’onda, alla fine dei suoi studi è giunto a dire che la luce è solo l’ombra di Dio. Credo proprio che la grandezza di Dio, di cui possiamo ammirare un barlume nella luce che illumina tutte le cose belle da lui create, si manifesti nella sua pienezza e potenza massima proprio nell’amore, prima quello trinitario tra il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo e poi quello verso gli uomini, da lui creati a sua immagine e somiglianza. E l’immagine che il Padre vuole riconoscere in noi è proprio quella dell’amore, la consapevolezza e libertà di scelta che ci spinge, nonostante i nostri limiti e tante reticenze, ad impegnare la vita per cercare, ricevere e dare amore. Sappiamo bene, dalla storia passata ma anche dalle vicende dei nostri giorni, che l’uomo, anche ciascuno di noi purtroppo, può sempre rifiutare di vedere la luce, chiudendo gli occhi e quindi diventando incapace anche di vedere i fratelli da amare, lasciandosi guidare solo dell’egoismo delle scelte più negative. Le mascherine che ormai accompagnano la nostra vita quotidiana ci han permesso di essere attenti agli altri non solo perché usandole mostriamo il nostro rispetto per la loro salute, ma anche perché pian piano ci hanno aiutato a farci sempre più attenti agli occhi, agli sguardi dei nostri fratelli, imparando davvero a sorridere con gli occhi o come facciamo a messa, scambiandoci anche la pace solo con lo sguardo. Ma certamente sarebbe un piccolo guadagno se ci fermassimo a questo senza cercare di andare oltre, perché il nostro sguardo sia sempre più pronto a vedere anche i bisogni degli altri, per poter diventare davvero per tutti un segno visibile dell’amore del Padre. Lui ha tanto amato il mondo e ciascuno di noi fino a sperimentare nel Figlio tutte le nostre vicissitudine umane, fino alla morte, per poter condividere con noi anche la gioia della vita eterna quella guidata e giustificata solo dall’amore che si manifesta nelle nostre opere buone.

Se avete la possibilità guardate il film ‘Perfect sense’... aiuta a riflettere sul tema

(Sul mio canale youtube trovate il video della riflessione: https://youtu.be/PiqJ7WrOMjc ) 


Nella foto, don Natale Grassi Scalvini, autore della riflessione


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