La sindaca di Crema nella bufera: critiche come se piovesse

Cremasco, 29 giugno 2018

Critiche come se piovesse per la sindaca di Crema, Stefania Bonaldi, ultimamente piuttosto sfortunata nelle sue esternazioni.

Ecco la lettera aperta del coordinatore di Fratelli d'Italia, Giovanni de Grazia.

"Il sindaco di Crema, Stefania Bonaldi, non finisce di stupire il che potrebbe anche essere positivo se lo stupore fosse generato da scelte significative per il miglioramento della vita dei cittadini e dell’organizzazione del comune.Purtroppo, invece, lo stupore, scaturisce da alcune scelte e dichiarazioni che dimostrano in maniera inoppugnabile come Stefania Bonaldi governi la città con superficialità e arroganza. A conferma di quanto appena affermato Fratelli d’Italia ricorda quattro episodi accaduti nelle ultime settimane e che hanno visto il sindaco di Crema protagonista in negativo.

Il primo è la vicenda dell’iscrizione nel registro delle nascite i due gemelli come figli di due papà, decisione contro la legge e applicata scavalcando gli uffici comunali. L’atto, giustificato come gesto di umanità, è stato orchestrato con fotografo al seguito. Ora l’umanità non ha bisogno di essere pubblicizzata. Non ci si preoccupa di essere fotografati. In caso contrario viene il sospetto che il gesto sia finalizzato ad accaparrarsivisibilitàmediatica, come è avvenuto.

Il secondo episodio è la fantozziana storia della moschea clandestina. Per anni Stefania Bonaldi ha enfatizzato il rapporto di collaborazione con la comunità islamica di Crema. Il risultato di questa collaborazione? La stessa comunità, di fatto, ha creato una moschea clandestina in barba alle disposizioni del sindaco. Ora che un sindaco di una piccola città - non una megalopoli -non si accorga che sia attiva una moschea e ammetta che è stato preso in giro dai musulmani con i quali dialogava, non è il massimo dell’efficienza. Ammettiamolo, è una presa in giro.Ma è ancora più grave constate che il sindaco gabbato è una persona che crede di essere il primo cittadino per eccellenza, l’uomo che non deve chiedere mai. In questo caso, la donna che non deve chiedere mai, la Wonder woman del Cremasco.

Il terzo episodio che merita una segnalazione dell’ammissione di Stefania Bonaldi di non avere letto il bilancio di Scrp e di avere accusato i colleghi sindaci di manchevolezza per essersi comportati come lei. In compenso ha difeso il comportamento di essere Scrp criticata da alcuni sindaci per non avere allegato alla convocazione dell’assemblea sul bilancio, il file con il bilancio stesso, prassi seguita negli anni precedenti. Con questo comportamento Stefania Bonaldi ha confermato di non essere all’altezza di guidare i sindaci del territorio. In altre parole, ha dimostrato di non essere un leader, capace di unire il Cremasco. Piuttosto ha fornito la prova di essere divisiva.

L’ultimo particolare che merita di essere segnalato è il gestocon il quale Stefania Bonaldi ha gratificato il consigliere comunale della LegaAndrea Agazzi nel consiglio comunale del 18 giugno. Gli ha riservato il gesto tipico di Beppe Grilloche non è un complimento,con l’aggravantedi averlo fattoin consiglio comunalementre ricopriva il ruolo istituzionale di sindaco e rispondeva ad un intervento di un consigliere comunale.

A fronte di tutto questo Fratelli d’Italia ritiene si stigmatizzare il comportamento di Stefania Bonaldi, la giudica inadeguata ad eserciate la funzione di sindaco di Crema e quello di leader del territorio. Auspicache le forze di opposizione presenti in consiglio comunale e nelle altre sedi istituzionali esercitino con sempre maggiorattenzione il ruolo di controllo che a loro compete".

Giovanni De Grazia (Coordinatore Fratelli d’Italia)


Ed ecco la lettera del collega sindaco Antonio Grassi, che stigmatizza alcuni comportamenti sopra le righe della sindaca (e di Scrp).

"Stefania Bonaldi possiede un pregio. È sincera, precisa spaccata Al Pacino in Heat: «Dico quello che penso e faccio quello che dico». Il sindaco di Crema non guarda in faccia a nessuno. Nemici, amici, ex amici, tutti sullo stesso piano. Procede per la sua strada imperterrita, un carrarmato. Atteggiamento apprezzabile, ma rischioso, soprattutto se si ricopre un incarico istituzionale di vertice. E lei è il primo cittadino di Crema, comune di riferimento del territorio.

Essere commander in chief (l’inglese va di moda sul sito di Scrp dove il direttore finanziario è lo chief financial officer), anche solo della Repubblica del Tortello, implica doti che non appartengono a tutti. Non è questa la sede per sindacare se Stefania Bonaldi le possegga o meno. Giudizi di questo genere sono inficiati dal fattore umano, dalla simpatia-antipatia del personaggio, dalle idee politiche, dalla appartenenza a un partito, dall’abilità di comunicazione e altro ancora. Si possono però giudicare i comportamenti specifici e valutare se conformi all’esercizio della leadership.

E’ successo che durante l’assemblea dei soci di Scrp di giovedì scorso, uno dei partecipanti abbia evidenziato che insieme alla convocazione non era stata inviata la relazione di bilancio. Notava che allegarla non avrebbe implicato il pagamento di un consulente o l’assegnazione di un incarico esterno. Sarebbe bastato digitare il tasto sulla tastiera di un computer di uno dei dipendenti di Scrp e i soci l’avrebbero ricevuta a costo zero e senza spreco di carta.

Il presidente di Scrp, Pietro Moro, risponde al socio che il bilancio era depositato in sede e i sindaci avvertiti della possibilità di ritirarlo, procedura rispettosa della legge. Luca Cristiani, sindaco di Casaletto di Sopra, curioso, chiede: «Quanti lo hanno ritirato?» Lo staff di Scrp, puntuale, risponde: «Due». Cristiani domanda: «Allora si discute di un documento che quasi nessuno ha letto?». Interviene Giuseppe Piacentini, sindaco di Fiesco: «Gli altri anni il bilancio veniva inviato ai soci. Perché quest’anno non è stato fatto? Si vuole nascondere qualcosa?».

A questo punto entra in campo Stefania Bonaldi. Difende la correttezza di Scrp - per la verità mai messa in dubbio dai richiedenti delucidazioni - e smerluzza i colleghi soci. «La manchevolezza – dice - è dei sindaci, che non hanno ritirato il bilancio. Io per prima non l’ho ritirato». La dichiarazione non è letterale alla virgola, e manca della parte finale, ma garantito al limone, è la sintesi dell’intervento del sindaco di Crema.

Stefania Bonaldi che accusa se stessa e i suoi colleghi di manchevolezze e si schiera con Scrp, criticata per non avere rispettato una consuetudine che agevolava i soci senza incidere sulle casse della società, è un buon leader? A occhio e croce è autolesionista.

L’ammissione di non avere ritirato il bilancio non la giustifica, non l’assolve e non la include nella casistica del mal comune, mezzo gaudio. Un capo deve dare il buon esempio. Come può un generale indicare la via se è il primo a non percorrerla? E per quale motivo i sottoposti dovrebbero ascoltarlo? Dettare la linea e confessare di non avere ritirato i documenti necessari per tracciarla non è il viatico migliore per chi intende mettersi alla testa di un esercito e condurlo alla vittoria.

E’ indubbio che la debolezza della leadership di Crema, si rifletta anche sulle difficoltà di Scrp. Ma è altrettanto indubbio che una notevole parte di responsabilità è da imputare ad alcune forze politiche, a qualche ferrovecchio e a quei giovani già ferrovecchio che le rappresentano. Per costoro Scrp è intoccabile e vade retro satana per i soci che nutrono dubbi sull’accanimento terapeutico in atto per mantenerla in vita.

Il problema di Scrp è il costo annuo dei quindici dipendenti pari a un milione e ottantacinquemila euro (pagina 26 del bilancio 2017). Il problema di Scrp e l’intenzione di procedere ad altre assunzioni: «La società sta valutando l’integrazione del proprio organico con figure che abbiano competenze oggi non presenti in società» (pagina 22 ). Il problema di Scrp sono gli oltre tre anni impiegati per concludere la gara del servizio di igiene urbana. Il problema di Scrp è l’affidamento - nel 2017 - di consulenze e incarichi esterni per oltre 600mila euro. Il problema di Scrp sono i consulenti che consigliano di votare delibere comunali con allegati secretati. Il problema di Scrp è la nuova mission che la vuole Centrale unica di committenza, funzione utile per i grandi comuni, ma non indispensabile per i piccoli. Il problema di Scrp è la risposta al quesito: quanti incarichi deve ricevere per pareggiare le uscite? Qualcuno ha fatto il conto?

E non si accusino i sindaci dissidenti - i pecoroni evocati da Stefania Bonaldi in una mail già storica - di minare l’unità del Cremasco. L’unità del territorio non si costruisce con una società per azioni, ma con un organismo politico. Scegliere di uscire da Scrp è una decisione tecnica, motivata da valutazioni economiche. Il problema reale di Scrp è il Sistema cremasco. Conservatore e vecchio, è impermeabile al cambiamento. Pennellate di vernice fresca non lo ringiovaniscono. Prolungare la vita a Scrp è il grimaldello per costringere i sindaci ad allinearsi al pensiero unico, stringerli in un abbraccio indissolubile e inglobarli nel Sistema. Ha ragione il sergente istruttore Hartman di Full metal jacket: «Qui vige l’uguaglianza: non conta un cazzo nessuno».

Il problema non è Scrp. E’ la classe politica locale con la pletora di sergenti Hartman e la mancanza di generali, ma con i sergenti che si ritengono generali. Todos caballeros, intanto il territorio sprofonda".

Antonio Grassi

© Riproduzione riservata

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