Il discorso del sindaco nel giorno del ricordo

Crema, 11 febbraio 2019

Ieri era il giorno del ricordo, per ricordare i tanti italiani fatti sparire nelle foibe. Il sindaco Stefania Bonaldi ha letto un discorso in memoria di quelle vittime dopo aver deposto una corona d'alloro al monumento in piazza Istria e Dalmazia.

"Studiare la storia e ricordarla è un dovere morale che investe ciascuno di noi. Sottrarsene, significa confondere noi stessi ma soprattutto i più giovani, a cui abbiamo l’obbligo di raccontare la storia con onestà e senza strabismi ideologici, ma distinguendo tra gli uomini che hanno cercato di sopprimere vite e libertà di altri, ejuh uomini che hanno fatto di tutto per impedirlo, pagando spesso con la vita.
La morte rimane un fatto irreparabile, chiunque ne sia toccato, e noi abbiamo oggi il dovere di esprimere pietà per tutte quelle persone comuni che hanno avuto la cattiva sorte di incrociare nella propria esistenza totalitarismi rossi o neri, rimanendone travolte, spesso tragicamente.
È accaduto invece nel passato che memoria e ricordo fossero selettivi, si esercitassero o meno a seconda delle convenienze del momento, delle appartenenze politiche o ideologiche, sociali, etniche. Dei carnefici o delle vittime.
Le Foibe e l’esodo giuliano dalmata sono stati così ostinatamente ignorati ed omessi colpevolmente. Oggi invece li ricordiamo e facciamo nostra l’ingiustizia senza senso e senza rimedio subita da quei nostri fratelli italiani, brutalizzati negli anni ‘40 e nell’immediato dopoguerra nelle terre del confine orientale, a cavallo tra l’Italia e la Jugoslavia.
L’innesco di quei fatti si chiamava nazionalismo, ispiratore di pretesti politici, con il corredo di pulizie etniche contro gli oppositori, e di pretesti sociali, che portarono a colpire la classe media, il nerbo della vita civile di quei territori.
Nazionalismo, una brutta parola che oggi torna prepotentemente di moda e ci minaccia, veicolata da imbonitori che anche qui ed ora trovano ascolto.
Non possiamo rischiare, vale per questa ricorrenza così come per il giorno della Memoria, di relegare quei fatti e quei comportamenti ad un’epoca lontana, altra, distante. Inorridire di quegli eventi, chiederci come sia potuto accadere, e sorvolare sulle contraddizioni del presente, sulle nostre responsabilità, le stesse che inducono molti a prestare fede a individui che vogliono solo distruggere quello che faticosamente abbiamo costruito nel secondo dopoguerra.
L’attualità è la nostra sfida, il campo dove dimostrare che rifiutiamo davvero che certi eventi del passato tornino a ripetersi. Ho invece l’impressione che spesso le dispute lontane servano a molti per omettere il giudizio e l’impegno sulle violazioni vicine, quelle di oggi, discussioni che ci fanno appassionare alla storia e tralasciare la cronaca, perché quest’ultima esce dalle nostre zone di confort. E’ scomoda, la cronaca, ci costringe a prendere posizione non in astratto, a chiederci cosa siamo disposti a fare per cambiare le cose qui ed ora.
Ci costringe a chiederci, ad esempio, se possiamo ancora assistere inermi alle tragedie e ai rimbalzi di responsabilità sui barconi che solcano il mediterraneo, se possiamo voltare le spalle a quanto sappiamo avvenire nei lager libici, se possiamo fare finta di nulla di fronte a leggi che sembrano negare anche i diritti primari, qui ed ora, nel nostro Paese, situazioni cui preferiamo reagire con titoloni sui giornali o con cinque minuti di contrizione o magari proprio solo col silenzio.
Il rischio, sempre presente, è che ci si sbracci dalle rispettive barricate, di fronte a episodi del passato, mentre si sospenda il giudizio su fatti che oggi ci passano sotto il naso, perché prendere posizione significa esporsi, dichiararsi, magari anche risultare impopolari rispetto a un pensiero che pare dominante.
Oggi rendiamo omaggio ai fratelli che perirono o che subirono provvedimenti disumani per mano di un regime antidemocratico, un regime comunista e totalitario. Ma al contempo ci ammoniamo, tutti quanti, a non cedere alla tentazione di relegare l’orrore a fatti del secolo scorso, perché se quei fatti non servono a renderci più responsabili e meno ideologizzati, nessuna commemorazione potrà riscattarli e le giornate istituite per fare ricordo diventeranno stanchi rituali, vuoti di significato".

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